“Finalmente una buona notizia: la vittoria elettorale dei comunisti russi alle elezioni amministrative e il crollo del partito neoliberista di Putin. Ciò dà speranza che anche in Russia possano finalmente riaffermarsi le istanze socialiste a occupare posti importanti del potere per cambiare il paese e farlo ritornare gradualmente al socialismo, garantendo una vita dignitosa alle masse lavoratrici russe, che, da Eltsin ad oggi, hanno visto peggiorare il loro stile di vita, soffocati da una martellante campagna anticomunista e da un neoliberismo selvaggio, che ha creato enormi disparità sociali e il riapparire di masse di barboni e poveri nelle città e nelle campagne che erano pressoché inesistenti nella società sovietica.

Circolo Culturale Proletario di Genova"

 

 

 

Amministrative in Russia, crolla il partito di Putin. Affermazione dei comunisti di Zyuganov

 

Yurii Colombo, MOSCA, 11.09.2018, “Il Manifesto”

 

Russia. Unica consolazione Mosca: rivince Sergey Sobyanin, il sindaco uscente, ma vota solo il 30%

 

La foto della bambina fermata da un «robocop» russo rilanciata domenica dalle agenzie di stampa di tutto il mondo e dai social network durante una manifestazione non autorizzata del movimento di Alexey Navalny è diventa il simbolo di questa incerta fine estate russa. Le manifestazioni indette leader dal populista un po’ in tutta la Russia non sono state certo oceaniche. Quelle della sinistra, solo una settimana fa, sempre contro la «riforma delle pensioni», erano state ben più partecipate. Tuttavia, grazie anche al fiancheggiamento della stampa occidentale, Navalny è riuscito a consolidare l’immagine di «forza antisistema».

Così malgrado lui e molti dei suoi più stretti collaboratori fossero da tempo già stati arrestati in via preventiva da tempo, le manifestazioni si sono tenute lo stesso. La repressione, in relazione al grado di sovversione degli adolescenti visti in piazza ieri, è stata stata sproporzionata: alla fine si sono contati 1000 fermi che per alcuni dimostranti purtroppo di trasformeranno in condanne penali.

Ieri però era anche giorno di voto amministrativo in 80 degli 85 distretti del paese. Un test importante per Putin e per il suo governo dopo che il presidente era apparso in Tv per difendere la riforma pensionistica. Le sorprese sono state tutte spiacevoli per Russia Unità, il partito di Putin. Malgrado la mobilitazione dell’apparato del partito, che spesso si confonde con quello statale, Russia Unita è calata dappertutto e in alcune zone l’arretramento ha preso le sembianze di vera e propria débâcle. In 4 regioni (Charobovsky Krae, Primor’, Vladimir e Chakasya) di trattava di rinnovare la carica di governatore.

Ma nessuno dei 4 candidati di Russia Unita, eletti tutti al primo turno nel 2013, è riuscito a superare l’asticella del 50% dei voti e saranno costretti al ballottaggio, partendo in un paio di casi persino svantaggiati. E anche se la destra xenofoba di Zirinovsky ottiene risultati lusinghieri, a capitalizzare la protesta è sopratutto il partito comunista di Gennady Zyganov, sempre in prima fila nelle proteste sulle pensioni degli ultimi mesi. Nella provincia di Irkutsk i comunisti superano di slancio Russia Unita ferma al 27,1% con il 34% dei voti. Stessa musica a Ulyanovsk dove il partito di Zyuganov ottiene il 37% contro il 32,1% del partito di Putin.

Ma è nella città operaia di Togliatti, oltre 700mila abitanti, dove un tempo si producevano le 124 Fiat, il tonfo più pesante per Russia Unità che passa dal 65% al 28,7% con i comunisti primi con il 35,8%. Unica consolazione per Putin il voto per il sindaco della capitale.

A Mosca Sergey Sobyanin, il sindaco uscente, vince facile con il 70% dei consensi. Le promesse mantenute del terzo anello di tangenziale e l’apertura di decine di fermate della metro per decongestionare il traffico, sono state premiate. Ma anche qui è suonato un campanello d’allarme: infatti solo il 30% degli elettori si è recato alle urne e i comunisti hanno raddoppiato i suffragi.