CARO MASSIMO D'ALEMA, QUELLO DI LULA NON E' STATO CERTAMENTE L'UNICO PROCESSO FARSA DELLA STORIA RECENTE

 

L’edizione di sabato quindici settembre del manifesto riporta – a pagina cinque – un articolo, a firma Claudia Fanti, dal titolo: «D’Alema nella cella di Lula: “Una condanna mostruosa”».

Nel lungo scritto si dà conto della serie di personaggi europei, e non solo, che in questi mesi si sono recati a rendere visita a Luis Inácio Lula da Silva, e ci si sofferma sull’incontro di questi con l’ex presidente del Consiglio dei ministri italiano sopra citato.

Al di là dell’assurdo per cui l’ex massimo esponente di un Governo che ha bombardato un Paese terzo senza motivo – la Jugoslavia, nel 1999 – possa parlare di "mostruosità", è una dichiarazione del politicante romano a risultare particolarmente irritante.

Secondo l’ex segretario della fu Federazione Giovanile Comunista Italiana, la condanna dell’ex presidente della Repubblica brasiliano sarebbe mostruosa «perché giunta al termine di un processo in cui non sono stati garantiti i diritti fondamentali dell’imputato».

A chi scrive piacerebbe sapere perché questo "signore" non abbia mai protestato, per il medesimo motivo, in occasione dei processi farsa che hanno visto coinvolti: il Presidente Gonzalo – segretario generale del Partito Comunista del Perù, detenuto in condizioni disumane dal lontano settembre 1992 – ed il leader kurdo Abdullah Ocalan.

Almeno di quest’ultimo dovrebbe conoscere bene le vicissitudini, visto che, proprio durante il periodo in cui egli era a capo dell’esecutivo italiano, fu protagonista involontario di una querelle internazionale accesa dall’allora ministro della Giustizia, il cagliaritano Oliviero Diliberto.

 

Bosio (Al), 21 settembre 2018

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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