Il “reddito di cittadinanza” è la redistribuzione della miseria!

 

La misura regina della manovra economica del governo è il “reddito di cittadinanza”, per cui sono stati stanziati 7,1 miliardi di euro,  (con una riduzione di 1,9 mld di euro rispetto le previsioni iniziali), di cui 1,1, per potenziare i centri per l’impiego.

Questa bandiera elettorale del M5S, che dovrebbe partire ad aprile, riguarda circa 1,4 milioni di famiglie. I beneficiari riceveranno un sussidio fino a max. 780 euro (che saranno ridotti se le domande saranno troppe) per 18 mesi.

Si tratta di una misura del tutto insufficiente ad alleviare il fenomeno della povertà assoluta che in Italia colpisce più di 5 milioni di persone, alle quali vanno aggiunti 9,4 milioni di persone in povertà relativa. Altro che l’eliminazione della miseria sbandierata da San Giggino!

La questione della povertà è frutto della disoccupazione di massa (quella giovanile è al 36%) e dei bassi salari che dilagano a un polo della società, mentre all’altro polo della società si concentrano enormi ricchezze e privilegi inauditi per un pugno di parassiti.

Il “reddito di cittadinanza”, che il padre del neoliberismo, Milton Friedman, aveva proposto sotto altre forme, non sfiora le cause della disuguaglianza sociale, non mette in discussione il meccanismo dell’accumulazione capitalistica che fa della povertà un fenomeno in crescita anche fra i lavoratori salariati, non combatte la disoccupazione, ma legittima la sua cronicità con una misura  a carico della fiscalità generale (non dei ricchi) che serve a consolidare la base elettorale del M5S, favorire i capitalisti del settore II della produzione sociale (beni di consumo) e i bottegai.

Il “reddito” oltre ad essere un sussidio modesto e limitato nel tempo, rivolto a un gruppo ristretto di disoccupati e semi-occupati, a causa della politica del governo avrà una pesante ricaduta su tagli alla sanità e ai servizi sociali, mentre si favoriscono gli evasori fiscali con i condoni.

Esso contiene anche strumenti di ricatto e assoggettamento dei proletari (si perderà l’assegno mensile se non si accetta un impiego anche oltre i 250 km.).

E’ dunque un vero e proprio “reddito di sudditanza” che serve a legittimare il supersfruttamento e il lavoro gratis. 

Il progetto del nuovo governo dei padroni è quello di creare una porzione di esercito industriale di riserva, assistita dallo Stato, per alimentare la concorrenza fra sfruttati, creare ostacoli alla lotta degli operai contro i licenziamenti e la chiusura delle fabbriche.

Ma il governo populista si sbaglia di grosso se pensa di mettere una pietra tombale sulle lotte del proletariato con la sua elemosina di Stato.

Insistiamo sull’importanza e l’urgenza di dare alle lotte dei disoccupati un’organizzazione e una direzione di classe e rivoluzionaria.

I problemi che pone la disoccupazione non possono essere risolti se non con l’eliminazione delle cause che li producono; dunque nella lotta dei disoccupati c’è la lotta di tutto il proletariato per il potere e l’edificazione di una nuova società.

Ai disoccupati, ai precari, diciamo: non vi lasciate ingannare dal reddito di cittadinanza, esigete il lavoro regolare e stabile, esigete il sussidio di disoccupazione uguale al salario pieno a spese dei padroni e dello Stato. Organizzate e scatenate le lotte con la politica di fronte unico assieme agli operai, contro il capitalismo! Nessun governo borghese e piccolo borghese può risolvere il problema della disoccupazione e della povertà di massa, solo la rivoluzione socialista ha la soluzione di questi problemi!

 

Da Scintilla n. 95 – gennaio 2019

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