LINEE INTRODUTTIVE ALLA RIUNIONE ANNUALE

 

DEL CIRCOLO CULTURALE PROLETARIO

 

(Genova, 17 novembre 2018)

 

 

 

1.   Le “quattro spade”

 

   Prenderò le mosse, nel tracciare le linee introduttive essenziali a questa riunione, da quelle che si possono definire le “quattro spade” del CCP, ossia le direttrici fondative e fondamentali che giustificano la sua esistenza e la sua attività. Come sanno tutti coloro che frequentano il sito web del CCP, giacché sono riportate in bella evidenza sotto la sua denominazione, esse ne definiscono la fisionomia, il ruolo e la funzione nei seguenti termini: a) centro di aggregazione e dibattito; b) strumento di propaganda della cultura proletaria e comunista; c) organizzazione di solidarietà internazionalista; d) movimento che si propone di contribuire alla ricostruzione del partito comunista nel nostro paese.

 

   In questa direzione il CCP ha sviluppato diverse iniziative inerenti alla tematica indicata nel secondo punto: incontri pubblici dedicati alle figure di importanti personalità della Resistenza, quali Giacomo Buranello e Walter Fillak, e di prestigiosi medici e militanti internazionalisti come Norman Bethune; celebrazione del centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre; lezioni su argomenti riguardanti la contaminazione ambientale e la difesa di specie animali minacciate da essa.

 

 

2.   La fase politica

 

   Partirò, in questo caso, da una previsione che mi sembra difficile confutare allorché si volge lo sguardo alla situazione mondiale, alle sue faglie, ai conflitti tra gli opposti schieramenti che si vanno delineando, in una parola alle tendenze belliciste e repressive del capitalismo imperialista: i prossimi anni saranno segnati da una catena di enormi tempeste sociali, politiche e militari. Questa situazione (che i nostri maestri definivano come “la struttura del mondo”) spiega perché lo scontro interno alla borghesia italiana verta sulla ristrutturazione dei ‘vincoli esterni’ (Unione Europea, USA, BRICS, in particolare la Cina e la Russia) e vi siano indirizzi politici contrastanti sul rapporto con i mercati internazionali e con gli attuali blocchi imperialistici.

 

   Da qui nascono le fratture verticali tra il capitale monopolistico e la media e piccola borghesia, così come le fratture orizzontali tra il capitale industriale, il capitale bancario, il capitale commerciale ecc.). In questo senso, trova una lampante conferma il concetto gramsciano di “crisi organica”, ossia crisi della mediazione politico-istituzionale della borghesia, di cui il governo giallo-verde è il sottoprodotto, mentre si consuma, senza che questo inquietante fenomeno sia minimamente rilevato e denunciato dai ‘mass media’ borghesi, la secessione delle regioni ricche (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) e, insieme con essa, la disgregazione dell’unità nazionale, cioè di quel terreno su cui storicamente il movimento operaio è sempre stato più forte (o meno debole).

 

   La verità è che, oggi, il solo, vero punto di forza della borghesia italiana è l’enorme debolezza del movimento di classe, laddove le classi sfruttatrici e dominanti, pur divise al loro interno, sono unite da fondamentali interessi comuni: proprietà privata, mercato, profitto, competizione, Stato e apparati di repressione, sistema elettorale, NATO e Unione Europea. La passività e la debolezza del proletariato si manifestano, peraltro, su due terreni estremamente delicati e importanti: oggi i lavoratori come soggetto politico non esistono; una parte ampia del proletariato si è orientata a destra. Nel frattempo si sviluppa il galoppante processo di fascistizzazione dell’Europa, che si sta realizzando sotto l’apparente involucro democratico-borghese.

 

   Ma questo ci insegna, semmai ve ne fosse bisogno, che il fascismo non è un incidente della storia (tesi parentetica crociana), ma è coessenziale al capitalismo. Diversamente, la dittatura dei colonnelli nella Grecia del 1967, l’Argentina di Videla nel 1972, il Cile di Pinochet nel 1973, i sanguinari regimi sudamericani degli ultimi decenni e il colo di Stato nazifascista, appoggiato dagli USA e dalla UE, nell’Ucraina del 2014 non ci hanno insegnato nulla sul nesso tra imperialismo, fascistizzazione (della società e dello Stato) e fascismo (o simil-fascismo); diversamente, non si è ancora capito, malgrado l’evidenza, che lo Stato di diritto, la Costituzione e la stessa democrazia borghese non sono affatto irreversibili e che lo Stato sotto cui viviamo è una dittatura mascherata che si basa sulla controrivoluzione preventiva all’interno e sulle guerre di aggressione all’esterno.

 

 

3.   Indicazioni per il lavoro del CCP

 

   La risposta alla domanda sul “che fare?” nella situazione reazionaria in sviluppo che si è qui sommariamente delineata è la seguente: il movimento di classe, del quale il CCP vuol essere parte attiva, deve preservare la propria autonomia, evitando di accodarsi a questa o a quella frazione del blocco dominante. La parola d’ordine è quindi: unità di tutti gli sfruttati nella lotta contro il capitalismo, per il socialismo (la parla d’ordine della lotta contro il capitalismo è una parola d’ordine di destra, se non si accompagna alla parola d’ordine della lotta per il socialismo!).

 

   Occorre aggiungere pertanto alle “quattro spade” del CCP la “quinta spada”, che può essere così riassunta: lottare contro la fascistizzazione, sviluppando il fronte proletario antifascista e anticapitalista (nessuna commistione con il falso antifascismo borghese del PD, che ha generato dal suo grembo la fascistizzazione!); unità proletaria dei lavoratori autoctoni e immigrati, dei lavoratori pubblici e privati, dei giovani e degli anziani, delle donne e delle altre minoranze oppresse nella lotta contro il razzismo e la fascistizzazione, per sbarrare la strada al fascismo e tenere aperta la strada del socialismo.

 

   Rammento, a questo proposito, che su questi contenuti il CCP si è caratterizzato pubblicamente in più occasioni: nell’assemblea antifascista aperta in piazza De Ferrari e nella successiva manifestazione antifascista, svoltesi entrambe tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio; nella manifestazione cittadina del 25 aprile; nelle due manifestazioni contro il razzismo e il “governo della paura” svoltesi a settembre e ad ottobre (cui sono da aggiungere due importanti volantinaggi: quello sugli ‘omicidi bianchi’ nel Porto e quello sulla drammatica situazione attuale della Valpolcevera).

 

   Concludo proponendo all’attenzione dei compagni due obiettivi da realizzare: la ristrutturazione e il rilancio del sito web per farne uno strumento incisivo di comunicazione, controinformazione e propaganda; un bollettino cartaceo del CCP con periodicità quadrimestrale e carattere monografico sui temi, selezionati volta per volta, del lavoro, della democrazia, della pace, della cultura ecc.), da diffondere tra le masse nei luoghi di lavoro, nelle scuole, all’università, nei quartieri, nelle manifestazioni popolari.

 

 

 

Eros Barone

 

 

Circolo Culturale Proletario di Genova

 

Novembre 2018