Per il centesimo anniversario della Rivoluzione tedesca del Novembre 1918

 

Nel 1907, sette anni prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, il Congresso Internazionale Socialista di Stoccarda aveva approvato, su proposta di Lenin e di Rosa Luxemburg, una mozione che obbligava i partiti socialisti di ciascun paese - qualora un  conflitto  imperialista fosse scoppiato – a “trarre occasione dalla crisi economica e politica  causata dalla guerra per riorganizzare politicamente le masse e accelerare il crollo del dominio politico della classe capitalistica”.

Cinque anni dopo, nel 1912, tale decisione fu confermata dal Congresso Internazionale Socialista di Basilea.

Ma, scoppiata la guerra, il Partito  Socialdemocratico di Germania (SPD) il 4 agosto 1914 votò – con un vero atto di tradimento -  i crediti di guerra. Una parte del Partito, contraria alla guerra anche se con posizioni oscillanti, si scisse dando vita al Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania (USPD).

Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, assieme ad altri rivoluzionari, fondarono la “Lega di Spartaco”; Liebknecht condusse, da solo, in Parlamento una durissima ed eroica lotta contro il militarismo.

Nel gennaio 1918 un'ondata di scioperi fu organizzata dai delegati sindacali rivoluzionari, con la partecipazione di milioni di lavoratori in tutta la Germania.

Un'ultima offensiva dell'esercito tedesco andò incontro a una disastrosa sconfitta, e  - su richiesta delle autorità militari germaniche - l'Imperatore chiese l'armistizio ai vincitori.

La flotta tedesca avrebbe voluto condurre la lotta sino in fondo, ma il 3 novembre 1918 a Kiel i marinai innalzarono la bandiera rossa sulle navi, disarmarono gli ufficiali e costituirono insieme ai lavoratori di Kiel un Consiglio di Operai e di Soldati sull'esempio dei Consigli (Soviet) della Rivoluzione russa del 1917.

Gustav Noske, dirigente del SPD, corse a Kiel per organizzare il disarmo dei rivoluzionari e il riarmo degli ufficiali, ma non poté impedire che la rivoluzione dilagasse rapidamente in tutta la Germania, dove in varie città si formarono Consigli di Lavoratori e di Soldati.

Fu abolita la monarchia del kaiser. Il dirigente socialdemocratico Friedrich Ebert proclamò una Repubblica democratico-borghese e, mentre la sera stessa a Berlino i delegati sindacali rivoluzionari si impadronirono del Reichstag, Karl Liebknecht proclamò la Repubblica Socialista tedesca dinanzi a diecimila lavoratori e soldati.

Liebknecht e la Luxemburg riconobbero a poco a poco la necessità di un partito rivoluzionario, ed esso, il Partito Comunista di Germania (KPD), fu fondato il 1° dicembre 1918, ma mancava di esperienza, di stabilità interna e di preparazione per la lotta armata rivoluzionaria delle masse.

Quando Ebert destituì il capo rivoluzionario della  polizia di Berlino  Emil Eichorn, i comunisti  e i socialdemocratici di sinistra dell'USPD organizzarono, in difesa di Eichorn, una manifestazione a cui parteciparono centinaia di migliaia di persone, molte delle quali armate, che occuparono le stazioni ferroviarie berlinesi e le redazioni dei giornali borghesi. Fu costituito un Comitato Rivoluzionario Provvisorio, di cui fecero parte Liebknecht e altri dirigenti, non tutti concordi sulla realizzabilità di un'insurrezione in quel momento.

Ebert il 9 gennaio nominò il socialdemocratico Gustav Noske capo delle forze armate, e queste, insieme ai Freikorps (bande di nazionalisti e di fascisti, organizzate e armate dalla borghesia capitalistica), massacrarono i rivoluzionari berlinesi, arrestarono Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, li torturarono e li assassinarono. In tutta la Germania, a Brema come ad  Amburgo, nella Ruhr come a Monaco, la socialdemocrazia salvò in questo modo  il dominio del capitale.

Dopo queste giornate di sangue, il Consiglio Centrale della Repubblica Tedesca così deliberava: 

“Nella speranza che l' Assemblea nazionale esplichi la sua piena sovranità, il Consiglio centrale trasferisce nelle mani dell'Assemblea nazionale tedesca il potere delegatogli dal Congresso dei Consigli degli operai e dei soldati di tutto il Reich, e augura al lavori dell'Assemblea ogni  successo per il benessere e la salvezza di tutto il popolo tedesco e di tutte le stirpi riunite nel nuovo Reich tedesco”.

Così veniva liquidata, in Germania, dal riformismo l'esperienza della democrazia proletaria rivoluzionaria dei Consigli degli operai e dei soldati.

Il valoroso dirigente operaio del Partito Comunista di Germania, Ernst Thälmann, commemorando nel 1928 il decimo anniversario della Rivoluzione di Novembre, scrisse:

“La situazione oggettiva di classe conteneva tutte le condizioni per la vittoria della rivoluzione proletaria. […] La classe dominante e il suo apparato statale erano demoralizzati per la sconfitta militare nella guerra mondiale. […] E i proletari?  [Essi], nella loro stragrande maggioranza, si schierarono a fianco della rivoluzione proletaria” […] Così, a causa dei rapporti oggettivi di classe, la situazione era matura per la vittoria della rivoluzione  tedesca”.

“La tragedia della rivoluzione tedesca del 1918 […] consisté nella differenza fra le condizioni rivoluzionarie oggettivamente mature, da un lato, e, dall'altro, la debolezza soggettiva del proletariato tedesco, causata dall'assenza di un partito bolscevico con obbiettivi chiari”,

Anche noi comunisti marxisti-leninisti italiani, nel centesimo anniversario di quella rivoluzione, vogliamo ricordare  i suoi eroici combattenti proletari e i suoi martiri che sacrificarono la vita per il comunismo, e facciamo nostre le parole conclusive di Thälmann: nella lotta per il potere, solo la ferma direzione di un Partito comunista forte, indipendente e unito può assicurare la vittoria del proletariato sulla borghesia sua nemica!

 

Da “Scintilla”, n. 92 – ottobre 2018

 

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