Sostegno a Julian Assange

     

 

Scritto da UNAC

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Il giornalista J. Assange nel corso della sua carriera ha rivelato ciò che presidenti, primi ministri e CEO non vogliono che si sappia. I giornalisti hanno il diritto, anzi l’obbligo di condividere le informazioni, in particolare quelle che i potenti vogliono tener nascoste.

Ecco perché da sei anni egli è prigioniero nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Ha cercato asilo là temendo a ragione che un’accusa contro di lui – ora caduta – di violenza sessuale in Svezia l’avrebbe consegnato nelle mani delle autorità americane.

Il governo britannico ha dichiarato che sarà arrestato qualora lasci l’ambasciata e che la sua partenza è imminente. Il neoeletto presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ha detto che egli dovrà andarsene “prima o poi”. Dall’inizio della richiesta di asilo di Assange gli USA hanno fatto pressioni sull’Ecuador perché venga consegnato. Il nuovo governo dell’Ecuador viene ricattato con promesse di aiuto militare e offerte in campo petrolifero. Diversamente dal suo predecessore, Moreno  si sottomette di buon grado a questo ricatto che inevitabilmente finirà per mettere Assange in grande pericolo. Ci sono prove che egli sia già stato segretamente denunciato in un tribunale americano.

Mentre Assange soffre per l’isolamento e problemi di salute le persone che egli ha giustamente preso di mira sono libere. Presidenti che invadono l’Iraq o lanciano attacchi con droni sono liberi di far soldi dopo aver commesso i loro crimini. I banchieri che hanno fatto crollare l’economia globale non vivono nella paura, come pure i CEO che sono riusciti a far impoverire la maggior parte del mondo.

Obama in più occasioni ha perfezionato, più di tutti i suoi predecessori messi insieme, la tattica discreditata di usare l’Atto di Spionaggio dell’era del “pericolo rosso” contro gli whistle blowers (chi rivela notizie riservate). Dopo questi orribili precedenti, Trump non dà segno di comportarsi diversamente. Una commissione di esperti delle Nazioni Unite ha decretato che Assange è trattenuto arbitrariamente. L’Organizzazione degli Stati americani ha affermato che il suo diritto di asilo deve essere rispettato. Ma i governi che compiono i crimini che Assange e il team di Wikileaks hanno rivelato, violano impunemente la legge internazionale e dichiarano a gran voce che continueranno ad ignorare questo diritto se egli lascerà l’ambasciata dell’Ecuador.

Ogni tentativo di liberarlo è stato contrastato da gente come l’ex direttore dell’FBI James Comey, l’ “eroe” liberale che nei primi giorni dell’amministrazione Trump ha mandato a monte un piano che avrebbe permesso ad Assange di tornare libero. I presidenti possono cambiare ma lo Stato di polizia non cambia. Comey e i suoi simili sono determinati a fare di Assange un esempio di cosa deve aspettarsi chi dice la verità. Questo “esempio” si è fatto particolarmente intenso da quando egli ha rivelato gli email del Comitato democratico nazionale durante la campagna presidenziale del 2016. I democratici e altri neo-liberali attribuiscono ad Assange la colpa della sconfitta di Hillary Clinton: un’accusa utile mentre cercano di aumentare il controllo e il potere del governo e di sovvertire i diritti umani.

Però, molti nel mondo hanno protestato in favore di Assange. Ci sono state numerose manifestazioni davanti ad ambasciate e consolati dell’Ecuador e dell’Australia, paese natale di Assange. La sua libertà sarebbe facilmente assicurata se solo l’Ecuador, che gli ha dato la cittadinanza, gli fornisse un passaporto diplomatico. Ovviamente, però, le pressioni perché ciò non avvenga sono state intense. Gli è stato impedito di telefonare e di usare internet e non può ricevere nemmeno le visite della sua famiglia. Le condizioni della sua prigionia sono state giustamente descritte come tortura.

Assange è isolato e sotto attacco da parte di paesi potenti, UK, USA, Australia e Svezia inclusi. La sua unica protezione è l’azione unitaria della sinistra internazionale che chiede la sua libertà e la sua sicurezza.  Coloro che vogliono giustizia e sono contrari alla violenza devono parlare con un’unica voce in sua difesa. A Julian Assange deve essere permesso di lasciare l’ambasciata dell’Ecuador senza paura di essere perseguitato o incriminato.

Libertà per Assange! Giustizia per i Whistle blowers!      10/8/2018

 

Da UNAC   - Traduzione di Claudia B. per civg.it