7 Novembre – 101 dalla Rivoluzione d’Ottobre

Dobbiamo aver paura del tramonto?
No, dopo la notte arriverà l’alba!

Centouno anni sono passati dalla fulgida alba della Rivoluzione d’ottobre.

Centouno anni di gioie e di dolori. E dopo il centesimo, siamo ancora qui a commemorare quel giorno e lo saremo finché il proletariato non riuscirà di nuovo a spiccare il suo volo, a librarsi in alto fiero e finalmente libero come un’aquila. Lenin diceva “la rivoluzione è la festa degli oppressi e degli sfruttati” e in questo giorno dobbiamo ricordarci che Marx ed Engels ci hanno indicato una strada sta a noi il compito di rimetterci in cammino. Da quel giorno il proletariato mondiale ha potuto vedere che i sogni di Marx ed Engels non erano solo utopie. Lo slancio della Comune di Parigi non è stato un tragico volo pindarico, ma il primo battito d’ali di un proletariato ancora troppo giovane per prendere il volo. Quel fatidico giorno del 1917, con la guida di Lenin, il proletariato russo prese il volo. Tante le prove che la Rivoluzione Russa ha dovuto superare: la guerra contro gli eserciti bianchi della reazione spalleggiati dalle nazioni estere. Inghilterra, Francia e Stati Uniti non volevano perdere i miliardi di rubli che avevano prestato allo zar. Né volevano vedersi privati degli enormi guadagni che offriva loro lo sfruttamento delle ricchezze della Russia. A queste potenze si affiancarono l’Italia, il Giappone e la Germania.

All’inizio del 1920 il paese sovietico era liberato dalle truppe bianche e degli imperialisti ad eccezione di una parte della Siberia occupata dai giapponesi.
Allora le potenze imperialiste puntarono sulla Polonia.

La Polonia attaccò la Russia sovietica il 25 aprile 1920 con il completo appoggio delle potenze dell’Intesa. “Il governo polacco non avrebbe osato fare una politica bellicosa verso l’Unione Sovietica se non vi fosse stato incoraggiato dagli alleati.

La giovane Rivoluzione Sovietica uscì vittoriosa da questa terribile prova.

Lenin mise più volte in evidenza l’aiuto portato all’Unione Sovietica dal proletariato mondiale.

La breve storia del Partito comunista pubblicata dal Comitato Centrale del Partito Comunista (bolscevico) dell’URSS nel 1938 dice tra l’altro: “L’Armata Rossa ha vinto perché il paese dei soviet non è restato solo nella lotta impegnata con la controrivoluzione bianca e l’intervento straniero, perché la lotta del potere sovietico ed i suoi successi provocarono la simpatia e l’appoggio dei proletari del mondo intero. Mentre gli imperialisti tentavano di strangolare la Repubblica sovietica con l’intervento ed il blocco, gli operai di questi paesi imperialisti si ponevano a fianco dei soviet e venivano loro in aiuto. La loro lotta contro i capitalisti dei paesi ostili alle repubbliche sovietiche contribuì a costringere gli imperialisti ad abbandonare l’intervento. Gli operai d’Inghilterra, di Francia e di altri paesi che partecipavano all’intervento organizzarono degli scioperi, rifiutarono di trasportare il materiale bellico per gli interventisti ed i generali bianchi e crearono dei “comitati d’azione” con la parola d’ordine: «Giù le mani dalla Russia.»”.

L’avvento al potere di Hitler fu un’altra grande prova. Su questo argomento si veda il libro di Alvin Finkel e Clement Leibovitz “Il nemico comune” dove si dimostra che il Patto di Monaco del 1938, con il quale il primo ministro britannico Chamberlain cercò un accordo con la Germania nazista, non era voluto per la ricerca della “pace”, ma per incoraggiarne l’espansione in Europa centrale e orientale. In questo testo vengono portati alla luce aspetti meno noti della storia del Novecento: l’antisovietismo come asse portante della politica estera della Gran Bretagna, l’orientamento antidemocratico delle élite dirigenti anglo-francesi che diedero il benvenuto ai regimi autoritari di Italia, Germania e Spagna, il loro disprezzo per i regimi parlamentari in cui si trovavano costrette a operare, la loro ostilità nei confronti dei partiti operai e dei sindacati. I due studiosi distruggono l’immagine secondo cui la Gran Bretagna tenne testa alla prepotenza nazista per difendere la democrazia e i diritti dei piccoli Stati e sottolinea come la classe dirigente britannica dimostrò tutto il suo apprezzamento per il nazismo (così come fece con Mussolini e Franco) e incoraggiò la Germania a riarmarsi, avendo come obiettivo primario, fino al 1939, quello di stabilire una piena collaborazione anglo-tedesca e di lanciare la belva nazista contro l’Unione Sovietica con la speranza che riuscisse ad annientare il potere dei soviet. Per di più questo atteggiamento “ambiguo” si mantenne per gran parte della seconda guerra mondiale e la dimostrazione è che gli alleati aprirono il fronte in Normandia solo dopo aver visto successi sovietici. Nel frattempo nei paesi dei soviet i diritti dei lavoratori e l’economia progredivano e nonostante l’immane distruzione causata dalla guerra, sotto la guida di Stalin, il paese si riprese e proseguì a grandi passi verso il socialismo. Purtroppo l’avvento del revisionista Kruscev ha portato al lento declino fino al crollo con Gorbaciov.

Il tradimento revisionistico di molti partiti comunisti occidentali, ricordiamo il netto giudizio di Enver Hoxha “l’euro comunismo è anticomunismo” e la conseguente degenerazione ha portato allo sviluppo di falsi partiti di sinistra come l’attuale PD e partitini serventi che non rappresentano altro che una delle varie facce della borghesia e del capitale.

Non è fallito il comunismo, ma il revisionismo, ma questo non è chiaro alla massa di sfruttati meno politicizzata, anche perché i partiti revisionisti si mascheravano dietro parole d’ordine e fraseologia marxista. Ciò ha causato disorientamento fra la classe operaia e il proletariato, tutto ciò ha facilitato l’avvento di partiti populisti, di chiara matrice di destra e xenofobi. Ma il seme della riscossa proletaria lasciato da Marx ed Engels è sempre lì pronto a rifiorire.

Oggi a duecento anni dalla nascita di Marx il mondo è costretto a riconoscerne il genio e l’esattezza delle sue analisi, certo il potere capitalistico cerca di sminuirne l’importanza e di disattivarne l’esplosivo potenziale.

Oggi più che mai in un momento di forte crisi economica, con in corso una nuova guerra fredda fra le varie potenze imperialiste, con l’avvento politico di nuove forze politiche populiste e di destra serve un Partito Comunista che sappia essere a fianco dei lavoratori, che sappia riconoscere i loro bisogni e mettersi alla loro testa. In Italia come all’estero i Salvini e soci devono il loro successo grazie al vuoto politico lasciato a sinistra dai traditori del proletariato.

Nonostante l’attuale confusione ideologica il proletariato ha ancora in mano la fiaccola della rivolta e dopo la notte viene l’alba, dobbiamo lavorare per risvegliare la coscienza di classe degli oppressi e degli sfruttati ed allora non potranno che rivolgere il loro sguardo al luminoso faro della Rivoluzione d’Ottobre.

 

Articolo rippreso dal sito m-l www.cippolitzer.wordpress.com