"Per dovere di cronaca dobbiamo segnalare la manifestazione anti razzista che si è tenuta a Roma, Sabato 15 Dicembre 2018, con un'alta partecipazione di lavoratori e cittadini immigrati. Vorremmo sottolineare che, una volta per tutte, sarebbe molto più utile che si riuscisse ad uscire dagli steccati da piccolo gruppo e si potesse dare vita ad una manifestazione più ampia possibile, per unire più lavoratori immigrati e italiani, in uno sciopero generale nazionale contro questo governo fascista e razzista, per chiedere maggior rispetto dei diritti umani, per la piena occupazione e salari dignitosi per tutte e per tutti, senza alcuna distinzione di sesso e di cittadinanza. Una manifestazione ampia per una società più giusta, che si ponga come principale obbiettivo la fine di questo sistema capitalista che, sino ad oggi, ha solo creato impoverimento, inquinamento e discriminazioni. Pur trovandoci d'accordo con i principali obiettivi della manifestazione di Sabato 15 Dicembre, a Roma, pensiamo che sarebbe utile uscire dalle logiche di piccolo gruppo perché quegli obiettivi dovrebbero diventare patrimonio di tutta la classe lavoratrice italiana e immigrata e di tutti i gruppi sociali e politici che si pongono l'obiettivo di cambiare questa società e soprattutto aspirano a mandare a casa questo governo di razzisti e qualunquisti.

Circolo Culturale Proletario di Genova"  

 

 

Cinquemila con i gilet gialli in piazza contro il Dl Salvini

 

Mario Pierro, 16.12.2018, “Il Manifesto”

 

Schiavi mai. Roma da Usb a Potere al popolo il corteo «Get up! Stand up for your rights!»

La partenza del corteo ieri a Roma 

La partenza del corteo ieri a Roma

 © LaPresse

 

«Schiavi mai» hanno urlato i braccianti, i lavoratori della logistica, i lavoratori migranti nella manifestazione di 5 mila persone che ieri ha percorso il tragitto da piazza della Repubblica al Campidoglio a Roma. Organizzata dall’Unione sindacale di base (Usb), da «Potere al popolo» e da numerose associazioni antirazziste e centri sociali al corteo che ha sfidato il gelo della Capitale hanno aderito anche delegazioni della Coalizione Internazionale Sans-Papiers Migranti e Rifugiati da Francia, Belgio e Spagna. Il corteo romano si è svolto in contemporanea a quelli in altre città: Cagliari e Torino.

INSIEME HANNO INDOSSATO il gilet giallo, il simbolo della rivolta francese contro le politiche sociali ed economiche del presidente Macron, lo stesso che negli ultimi giorni è stato indossato dai ferrovieri tedeschi, aderenti al sindacato Evg, che protestano contro le condizioni salariali annunciate dalla Deutsche Bahn. A Roma questo simbolo ha voluto evidenziare, anche visivamente, la condizione di invisibilità degli sfruttati. La protesta è contro il «Dl sicurezza» targato Salvini perché contiene «norme antisociali che continuano a produrre povertà, disoccupazione, guerra tra persone già impoverite e senza casa: studenti, lavoratori, braccianti, colf, badanti, rifugiati, facchini, richiedenti asilo, lavoratori del terzo settore, uomini e donne solidali». «Siamo convinti – sostengono ancora gli organizzatori – che il problema delle disuguaglianze sociali che stiamo vivendo sulla nostra pelle non si possa risolvere seminando odio o facendo guerra ai “diversi”».

L’UNICO MODO che hanno gli sfruttati per contrastare le politiche securitarie, che colpiscono il dissenso e coloro che, a causa della marginalità socio-economica, sono costretti ad occupare una casa in mancanza di alternative, è quella di unire le lotte, anche in maniera intersezionale. «Oggi più che mai dobbiamo unirci, insieme a chi ha deciso di non restare indifferente voltando la faccia altrove, contro qualsiasi forma di razzismo, sessismo e discriminazione».

A ROMA È STATA RIVENDICATA la necessità di una regolarizzazione con rilascio di un permesso di soggiorno; la rottura del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno; l’accesso al reddito e alla casa a prescindere dalla provenienza geografica; la cancellazione dell’articolo 5 della «legge Lupi». Netto il rifiuto alla guerra contro le Ong, a chi pratica la solidarietà verso i migranti. Opposizione anche agli accordi di espulsione, definiti «di deportazione». Si sostiene invece la possibilità di una «accoglienza dignitosa», il diritto al reddito minimo, la stabilizzazione dei lavoratori e la reinternalizzazione dei servizi. Le spese per i servizi sociali vanno tenute fuori dal patto di stabilità.