"L'abolizione dell'articolo 18 voluta da Renzi sta iniziando a dare i suoi frutti velenosi e a colpire gran parte del mondo del lavoro, creando storture e ingiustizie. Il Pd non deve sorprendersi se poi perde iscritti ed elettori. Il caso della lavoratrice dell'Ikea è sintomatico di questo grave arretramento dei diritti del lavoro, causa dei falsi governi di sinistra!

Circolo Culturale Proletario di Genova."

 

 

 

Ikea, confermato il licenziamento di Marica Ricutti

 

Roberto Ciccarelli, 13.11.2018, “Il Manifesto”

 

Diritti negati. Il sostegno della Filcams Cgil alla lavoratrice, madre di due figli, di cui uno disabile: "Atto sproporzionato e ingiusto, faremo ricorso"

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Marica Ricutti, a un presidio del sindacato a Corsico (Milano)

 © La Presse

 

Il giudice del lavoro di Milano ha confermato il licenziamento di Marica Ricutti, 39 anni, madre separata con due figli di cui uno disabile, che riteneva il provvedimento «discriminatorio» da parte di Ikea. Laureata in scienze alimentari, impiegata nel megastore milanese di Corsico per 17 anni, la donna era stata trasferita al ristorante del primo piano del grande punto vendita della multinazionale svedese.

L’ENTRATA AL LAVORO era prevista alle 7 del mattino e questa condizione si è rivelata impossibile da rispettare a causa delle esigenze legate ai tempi della gestione familiare per i quali alla donna è stata riconosciuta la legge 104. Il licenziamento è avvenuto a seguito di un contrasto legato a due occasioni in cui la lavoratrice si sarebbe presentata in orari diversi da quelli previsti: invece delle sette, è entrata al lavoro alle nove. Marica Ricutti ha impugnato il provvedimento in quanto «discriminatorio». Aveva chiesto a più riprese una maggiore flessibilità e si era detta pronta a collaborare. «L’ho fatto più volte – ha ricostruito – Era complicato per me rispettare quegli orari. Mi hanno rimpallato da una persona all’altra. Allora ho deciso di fare gli orari che facevo nel vecchio posto».

PER IL TRIBUNALE del lavoro di Milano i fatti contestati alla lavoratrice sono stati confermati e la difesa non ha introdotto ulteriori elementi per modificare il giudizio già preso in fase istruttoria.Al centro della vicenda c’è un comportamento della lavoratrice giudicato come «un’insubordinazione verso i superiori accompagnata da comportamento oltraggioso». La frase «mi avete rotto i c…» sarebbe stata pronunciata ad alta voce nei confronti di una superiore. Per il tribunale si tratterebbe di comportamenti «di gravità tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore». Il giudice ha ritenuto di compensare le spese del procedimento alla luce del fatto che «la lavoratrice ha seguito la vecchia turnazione» e che «la frase ingiuriosa sia stata resa in un contesto di obiettive difficoltà familiari e lavorative».

PER IKEA LA SENTENZA ha confermato che la non discriminatorietà del licenziamento. Il legale dell’azienda, Luca Failla, ha sottolineato che «per il giudice, il licenziamento è avvenuto per giusta causa e motivato da gravi fatti documentati. Questa sentenza, per la seconda volta, smentisce le speculazioni e le ricostruzioni di parte dei mesi scorsi».

IL SEGRETARIO GENERALE della Cgil di Milano, Massimo Bonini parla di esempio di «discriminazione di genere» e di «caso pilota». La Filcams Cgil si è detta «sbalordita» per l’ordinanza che ha ritenuto legittimo il licenziamento. Nel novembre 2017 la Filcams Cgil ha organizzato uno sciopero a sostegno. Ieri il sindacato ha rinnovato il suo impegno a sostegno della lavoratrice. Marco Beretta, segretario di Filcams Cgil, ha detto che «lo stesso giudice del tribunale di Milano ha confermato il giudizio espresso in fase di rito d’urgenza. Siamo al primo grado di giudizio. Ricorreremo in appello perché rimaniamo convinti che il licenziamento sia un atto sproporzionato ed ingiusto. Andremo avanti nella nostra battaglia legale perché in questo caso si sono tutelati gli interessi di una multinazionale anteposti alle esigenze di una lavoratrice e siamo in presenza di un problema più generale».

L’AVVOCATO Murizio Borali, che assiste Marica Ricutti, ha detto che porterà «molti elementi a giustificazione del comportamento della lavoratrice che nell’ordinanza sono state un po’ trascurati». Per il legale l’obiettivo della lavoratrice era «solo quello di ottenere un minimo di condizioni che le permettessero di potersi occupare della famiglia». Il ricorso sarà presentato allo stesso giudice che ha ritenuto il licenziamento non discriminatorio.