L’egemonia della destra: il caso di un circuito bifronte neobombacciano

La propaganda politica reazionaria in veste rivoluzionaria avvelena i pozzi.

di Davide Sivero

03/11/2018



L’egemonia della destra: il caso di un circuito bifronte neobombacciano

Nella società capitalistica le classi dominanti esercitano il controllo su quelle subalterne non solo mediante la repressione, ma anche, e in regime di “democrazia” borghese soprattutto, attraverso il controllo ideologico, utilizzando ogni canale, ogni mezzo di comunicazione e di indottrinamento disponibili. Ieri attraverso l'influenza della Chiesa, i giornali umoristici, di cui fruivano anche gli illetterati, i giornali a maggior contenuto scritto, la radio, poi la televisione ed oggi sempre più attraverso il Web, che veicola quantità di informazione e disinformazione impossibili prima del suo avvento. Ieri come oggi chi dispone del potere economico, nella società capitalistica, dispone di spazi di informazione proporzionali a tale potere, ma la rete oggi permette a chi possiede siti e pagine sui social network aventi un'adeguata diffusione, resa possibile da adeguati investimenti, di amplificare e rendere epidemica, virale, un'idea, una credenza, una posizione politica che si ha la convenienza di rendere tale.

Senza la massiccia operazione propagandistica che ha attuato attraverso la televisione, specie sulle reti dello storico alleato di Arcore, per mezzo di programmi finalizzati a deviare la frustrazione sociale contro gli immigrati, e attraverso la rete, soprattutto grazie ai social, i suoi mezzi più congeniali, la resurrezione della Lega Nord travolta dagli scandali sarebbe stata impossibile e impossibili sarebbero i successi riscossi a livello continentale dalla destra radicale e neofascista. La costruzione di un nemico immaginario, di un capro espiatorio come i proletari di colore o provenienza diversi, sui quali far riversare i risentimenti del proletario italiano oriundo, e più in generale di quello dei paesi imperialisti a capitalismo avanzato, a sua volta vittima di macellerie sociali ad opera di destre sia reazionarie sia liberali, trova nella rete, e in particolare nei social network, ideali per trasmettere messaggi brevi e semplicistici, il proprio strumento ideale.

L'egemonia culturale che il possesso di questi nuovi mezzi di comunicazione permette di conquistare a quella parte della borghesia rappresentata dalla destra populista e sciovinista, con la sua propaganda che non richiede basi teoriche o ragionamenti complessi da parte del ricettore, è enorme, potenzialmente illimitata, e raggiunge pure molte persone che magari avremmo creduti ben vaccinati ed immuni. Prima o poi, se avete un profilo su qualche social network, vi imbatterete in un vecchio amico ritrovato che ha sempre professato idee comuniste, magari pur votando fino a tempi recenti PD, o in un amico dei propri amici che, nonostante il linguaggio e il gusto per una certa estetica superficialmente di sinistra o comunista, identifica come nemici altri proletari: i migranti.

Tipicamente non li dirà tali esplicitamente, come d'altronde non fanno neanche i leader della Lega e neanche quelli dell'estrema destra più dichiaratamente tale, ma lancerà anatemi contro ogni timida proposta di corridoi umanitari anche solo per i profughi di guerra, sosterrà che bisogna contrastare le organizzazioni presenti nel Mediterraneo nei soccorsi ai naufraghi dei barconi, in modo che approdi in Italia il minor numero possibile di migranti vivi, in quanto potenziali reclute dell'esercito industriale di riserva, mentre curiosamente non sosterrà invece la necessità di contrastare l'assistenza medica ai membri italiani dell'esercito industriale di riserva dei disoccupati, e osteggerà ogni misura volta a ridurre il numero di migranti morti. Che per lui “non sono nemici, ma”.

Altrettanto tipicamente citerà Diego Fusaro o condividerà massicciamente strani post da strane pagine infarcite di analisi geopolitiche anche condivisibili da sinistra, come attacchi al ruolo dell'imperialismo americano nel Donbass e in Siria, eventuali richiami a un immaginario sovietico, a un immaginato socialismo muscolare più vicino alla demonizzazione che ne fanno i liberali che a quella che è stata davvero l'esperienza del socialismo reale nell'Europa orientale, ma anche attacchi indiscriminati a qualunque cosa stia a sinistra di Forza Italia ed una dose massiccia di propaganda contro diritti civili e immigrati; che rivelano quanto fasullo sia questo dichiarato antimperialismo, non potendo esistere antimperialismo senza solidarietà verso le vittime dell'imperialismo, non potendo esistere antimperialismo che non odi i muri, fisici o giuridici, dietro ai quali l'occidente imperialista si barrica.

Questo genere di propaganda politica reazionaria sotto vesti rivoluzionarie ha precedenti “illustri” nel fascismo sansepolcrista e “sociale”, nel cosiddetto nazionalsocialismo e, in particolare, nella sua corrente “nazionalbolscevica”, quella del Fronte Nero di Otto Strasser, per arrivare oggi alla “quarta teoria politica” eurasiatista di Aleksandr Dugin, autoproclamato “fascista rosso”, e, proprio in ragione del suo carattere ibrido e falsificatorio, è spesso definita “rossobruna”. Per inciso, bisogna precisare che il termine rossobruno è da riservarsi alle tendenze ibride fatte di presunto socialismo a beneficio “dei nostri” e a null'altro; fatto da sottolineare perché da condannare è la dannosissima tendenza di taluni ad etichettare come “rossobruni” per esempio i compagni giustamente solidali con i partiti comunisti del Fronte Nazionale Progressista siriano, accomunando il pericolosissimo socialsciovinismo dei veri rossobruni a posizioni che hanno piena cittadinanza a sinistra nel mondo.

Tra le strane testate ambigue che dalla rete inoculano il virus dell'ostilità contro il proletariato migrante in un pubblico che si ritiene di sinistra si potrebbero annoverare quelle appartenenti ad un circuito che ha avuto inizio con pagine Facebook come La Via Culturale, precedentemente chiamata La via Culturale al Socialismo. Si tratta di una pagina che, tra un simbolo della Repubblica Democratica Tedesca e un post satirico contro un presunto, ma purtroppo inesistente, pensiero unico di sinistra, riversa litri di inchiostro virtuale addosso ai migranti, contrapposti all'italico oriundo proletariato. Un'attenzione verso l'italico proletario quanto mai sospetto, se si considera che il creatore di questa pagina, come egli stesso rivela in un'intervista rilasciata al sito di destra Qelsi in cui dichiara altresì di aver sempre avuto in simpatia la Lega, è un giovane businessman di nome Alessandro Catto, presidente di Adesso Food e di Politica è Comunicazione, avventure imprenditoriali facenti capo alla CattoBergomi Srls. Il sito di Politica è Comunicazione ci spiega come essa sia nata dall'incontro tra Fabio Bergomi ed Alessandro Catto. Protagonista delle principali campagne pubblicitarie ed elettorali dell'ultimo ventennio il primo [le cui attività politiche ci accenna questo articolo], blogger de Il Giornale, influencer e social media manager il secondo.

Nessuno meglio di loro stessi ci rivela quali interessi politici stanno dietro gli accenti pseudo-socialisti di questo genere di propaganda. Adesso Food, invece, ci spiega il suo sito, è mossa dalla grande volontà di rivoluzionare il mercato del cibo salutistico e commercializza dei dolcetti adatti anche ai vegetariani. Particolare non essenziale per la descrizione della strategia propagandistica, ma esilarante se si pensa che il follower tipo de La Via Culturale non esiterebbe probabilmente ad insultare a colpi di radical chic ogni potenziale acquirente di tali prodotti. Il blog tenuto da Catto sul sito de Il Giornale si chiama anch'esso La Via Culturale ed è una collezione di post contro i migranti, pro Trump e simili, ma sotto un banner con l'immagine de... Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che evidentemente, una volta snaturato e deprivato del suo contenuto di classe e conseguentemente internazionalista, non fa più paura ai padroni mangiacomunisti de Il Giornale.

La devozione alla causa di questo giovane uomo d'affari si palesa con la fondazione di un'altra pagina, Azione Culturale, sito dell'omonima associazione formata, come spiegato dal suo stesso sito, da un gruppo di ragazzi “interessati alla valorizzazione di temi sociali e patriottici, nonché alla rielaborazione storica delle grandi ideologie del Novecento” - di quali ideologie si tratti è chiaro, ma tant'è c'è chi ci casca credendoli compagni... - e nata “dall'esperienza redazionale e politica de La via Culturale al Socialismo e Giano Bifronte”. Quest'ultima è la pagina del MEI, Movimento Eurasiatista Italiano, visivamente contraddistinto dall'uso della bandiera del Partito Eurasia di Dugin, il fascista rosso, nera con la doppia croce frecciata gialla, e dall’effigie di Giano, il dio bifronte, che guarda all'estrema sinistra e... all'estrema destra, effigie nera in campo giallo.

Attualmente Azione Culturale come tale non esiste più, ma sua erede naturale - scrive la pagina Facebook Il Mondo Nuovo - è Oltre la Linea e se lo dicono loro ci si può presumibilmente fidare, visto che il sito di Oltre la Linea è indicato come proprio contatto sia dalla pagina Facebook de Il Mondo Nuovo sia da quella di Giano Bifronte, la quale, come abbiamo visto, aveva contribuito con la sua “esperienza redazionale e politica” alla nascita di Azione Culturale stessa, di cui anche la grafica è riproposta pari pari nell'immagine di profilo della pagina di Oltre la Linea: l'effigie di Giano, come quella di Giano Bifronte, ma questa volta bianca in campo blu, esattamente come per Azione Culturale.

Così come la grafica, anche buona parte dell'équipe di Oltre la Linea rimane la stessa di Azione Culturale, a cominciare per esempio dal direttore di Oltre la Linea, Stelio Fergola, responsabile di linea editoriale ed ideologica, valutazione del personale, proposte di articolo, a suo tempo direttore responsabile anche di Azione Culturale, o dal segretario di Oltre la Linea Fabio Sapettini, il quale faceva già attivamente parte del think tank geopolitico Giano Bifronte e del progetto culturale e giornalistico Azione Culturale, come ci spiega il sito leghista Il Populista. In quanto all'impostazione redazionale e politica, come già facevano Azione Culturale - in un articolo pubblicato dalla quale si definiva Nicola Bombacci “un fiero esempio di avanguardia politica e ideale” - e Il Mondo Nuovo, anche Oltre la Linea pubblica elogi del fascista ex comunista, chiamato“appassionato difensore della più pura anima del socialismo” in un articolo da essa pubblicato.

Emergono quindi un progetto politico ben preciso - dominato da una linea "bifronte" come l'effigie del dio Giano utilizzata come avatar da Azione Culturale, Giano Bifronte e Oltre la Linea, omonima del saggio di Ernst Jünger contro la modernità - e un circuito di pagine e siti collegati da link, condivisioni di articoli e membri dei rispettivi think tank in comune, sulla collocazione politica ed estrazione di classe dei quali vale la pena spendere qualche altra parola.

Il segretario di Oltre la Linea, Fabio Sapettini, come abbiamo visto già parte di Giano Bifronte ed Azione Culturale, è autore del libro Da Pontida a Mosca sui rapporti tra il Carroccio e Russia Unita, fondatore del Donald Trump Italian Fan Club, come dice in un'intervista a Il Populista, nonché, proprio frequentatore delle feste della Lega in quel di Pontida. Altre credenziali “anticapitaliste”? Egli stesso ci dice di essere un consulente finanziario.

Per Oltre la Linea scrive tale Simone Nasazzi, che si dichiara intenzionato a votare Lega. Per avere un'idea delle credenziali "antimperialiste" del personaggio si può notare, dalle informazioni che da di sé sul proprio profilo Facebook, che egli gira Primo e Terzo Mondo per... Covatek, un'azienda, come dice il nome che sta per Consulting Oil & Valve Technologies, collaterale al settore estrattivo.

Non bisogna tuttavia essere indotti a credere che i collaboratori che scrivono per queste pagine siano compattamente leghisti. Pietro Ciapponi, che dice di scrivere per Oltre [la Linea] “da quando ancora c'era Azione Culturale”, e, insieme, tra gli altri, al direttore responsabile Stelio Fergola e al caporedattore Roberto Vivaldelli, amministra il gruppo Facebook dedicato al dibattito di Oltre la Linea (www.facebook.com/groups/redazioneazione),sembra essere di Casa Pound, e più precisamente referente per la provincia di Sondrio di Casa Pound Italia. Egualmente di Casa Pound sono lo striscione davanti al quale si scatta un selfie un altro collaboratore di Oltre la Linea, Marco Terranova, e le bandiere che appaiono in varie altre foto del suo profilo Instagram, insieme a foto di libri di autori di estrema destra come il nazista belga Léon Degrelle.

Altro collaboratore di Oltre la Linea, presente insieme ai precedentemente citati Fergola, Sapettini, Vivaldelli, Nasazzi, e Terranova al raduno di giugno 2018 di questo "bel" gruppetto, è Davide Ragnolini, autore anche presso la Rivista Eurasia diretta da Claudio Mutti, noto esponente dell'estrema destra italiana che figurerebbe nell'elenco dei militanti dei Nuclei Armati Rivoluzionari che secondo un articolo pubblicato su Leonardo.it furono arrestati per la strage di Bologna, poi rilasciati, e a suo tempo militante della Jeune Europe dell'ex SS belga Jean-François Thiriart. Una collaborazione di Ragnolini per Oltre la Linea è appunto un'intervista a Claudio Mutti sull'eurasiatismo.

Al pari di Alessio Pizzichini della redazione de L'intellettuale dissidente, altra pagina che pubblica elogi del traditore fascista del comunismo Nicola Bombacci, Davide Ragnolini compare tra gli amministratori del gruppo di contributi e dibattito di Fronte del Popolo/Fronte dei Popoli, pagina che unisce accenti e una certa estetica pseudosocialisti ad attacchi ai soccorritori dei migranti dei quali il Mediterraneo è stato trasformato in una tomba dalle frontiere chiuse della “civile” Europa unite al saccheggio e all'invasione economica, quando non militare, dei loro paesi di origine. Salita alla ribalta insieme ad un altro collaboratore di Oltre la Linea almeno fino al maggio 2017 - tale Luigi Ciancio, per una bufala su Samora Machel contro i migranti smontata dal collettivo Nicoletta Bourbaki - Fronte dei Popoli è amministrata da Dario Giovetti, già collaboratore di quella che egli definisce la compianta Azione Culturale ed autore di un articolo contro l'antifascismo "di sistema" pubblicato da La Via Culturale.

Tra i “mi piace” della pagina di Fronte dei Popoli si trovano pagine sia di sinistra, sia di destra radicale, da quella del Partito Socialista Unito del Venezuela a Giano Bifronte e Il Mondo Nuovo, da quella del Partito dei Lavoratori brasiliano alla ben conosciuta da Giovetti Via Culturale di Catto, dalla pagina di Chávez a Palaestina Felix di Paolo Marcenaro, già militante del dissolto movimento di estrema destra Socialismo Patriottico-Stato e Potenza e membro piuttosto attivo del gruppo di contributi e dibattito di Fronte dei Popoli. Per venire all'estrazione di classe di questo Giovetti, basti constatare che si dichiara interessato ad investire capitale.

Ma qual è l'entità del danno che queste pagine fanno? L'eco dato alla bufala su Samora Machel anche da un autore accreditato a sinistra, come si legge nell'articolo del collettivo Nicoletta Bourbaki, è inquietante, ma quantifichiamo. Ad ottobre 2018 Fronte dei Popoli ha più di 7.000 “mi piace”, Giano Bifronte più di 8.000, Il Mondo Nuovo ne ha più di 11.000, mentre Oltre la Linea arriva a 19.000 “mi piace” e La Via Culturale addirittura a più di 29.000.

Un danno che non conviene sottovalutare.

03/11/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.