URSS, a 100 anni dalla rivoluzione sovietica, i perchè della caduta

di Marco Rizzo con Alberto Lombardo

Si tratta di uno sguardo di carattere storico e politico sugli avvenimenti che hanno coinvolto il primo Paese socialista della storia, nonché le altre democrazie popolari – gli Stati della Europa orientale: Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Repubblica Democratica Tedesca, Romania, Ungheria – nate a seguito della seconda guerra mondiale.
Il tomo si divide essenzialmente in tre parti: una prima dedicata all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la seconda alle nazioni socialiste europee, e la terza alla discussione interna al partito revisionista italiano.
L’importanza del testo risiede nel fatto che offre ai lettori una lettura degli avvenimenti non conforme a quella della propaganda ufficiale borghese, che si è sempre divertita a deformare completamente a proprio uso e consumo la verità storica.
Ci si aspetterebbe che larga parte dell’excursus storico sugli accadimenti in Unione Sovietica fosse occupato dalla rivisitazione degli anni in cui a comandare il Partito Comunista, e quindi tutta quella società, erano prima Nikita Sergeevic Krusciov e successivamente Leonìd Ilìc Breznev.
Invece gli artefici dello scritto dedicano a quel periodo uno stringatissimo capitolo, per focalizzare la propria attenzione sugli anni che vanno dalla segreteria di Yuri Andropov – che, questa è la tesi degli autori, avrebbe cercato di mettere un freno ai disastri delle segreterie precedenti – fino alla capitolazione del giuda Gorbaciov.
Non si dimentica di citare l’estremo tentativo, attuato nell’agosto del 1991, da parte dei componenti del Comitato Statale per lo Stato di Emergenza di salvare il salvabile: quello che i servi degli statunitensi hanno cercato di far passare per un gruppo di golpisti, ma nella realtà erano semplicemente tra coloro che avversavano le “riforme” volute dal “mineralnij sekretarij”.
Altissime cariche dello Stato sovietico – il capo del Kgb, Vladimir Krjuchkov; il primo ministro, Valentin Pavlov; il ministro della dfesa, Dimitri Yazov; il ministro degli interni, Boris Pugo; il presidente del Soviet supremo, Anatoli Lukyanov; il vicepresidente dell’Urss, Gennadij Janaev – per tentare di porre un freno alla follia suicida del politicante nativo di Primolnoe, cercarono di destituirlo, ma furono sconfitti.
La seconda sezione affronta la storia degli altri Paesi socialisti, che viene riletta sommariamente, ma senza dimenticare di soffermarsi su episodi poco conosciuti – che in qualche caso, si veda il capitolo dedicato alla Repubblica Democratica Tedesca, rivelano il vero volto dell'infame Gorbaciov – o totalmente travisati in occidente dalla forsennata campagna anticomunista orchestrata dalla stampa borghese su ordine dei governi sudditi di quello statunitense.
La terza ed ultima sezione concerne la diatriba che, nel Partito Comunista Italiano, vide protagonisti il genovese Palmiro Togliatti – artefice della svolta di Salerno del 1944 dalla quale deriva il revisionismo moderno in salsa italica – e Pietro Secchia, e le successive vicende che hanno portato allo scioglimento dello stesso.
In appendice, infine, viene inserito un documento non inedito - il cui contenuto appare più rivolto ai militanti del Partito Comunista piuttosto che ai lettori esterni ad esso - volto a dimostrare come non sia crollato il socialismo ma la sua revisione voluta dalle dirigenze sovietiche post staliniane.
Stefano Ghio

240 pagine
ISBN: 978-88-8543-946-7

Prima edizione: Settembre 2017
URSS, a 100 anni dalla rivoluzione sovietica, i perchè della caduta

di: Marco Rizzo, Alberto Lombardo

Editore: Male Edizioni

pubblicato: Settembre 2017

Prezzo: € 15.00

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