AVIDITA'

 

Un tempo, neanche tanto lontano, gli eletti nelle istituzioni provenienti dal partito revisionista ricompensavano chi li aveva omaggiati degli onori della carica attraverso il versamento  del cinquanta per cento dell'emolumento.
Se si dà retta - e non vi sono ragioni per non farlo - a quanto scrive Vincenzo Galiano, a pagina diciannove dell'edizione del Secolo XIX di sabato ventuno dicembre, evidentemente nel Partito (sedicente) Democratico non funziona così.
Il contributo che i parlamentari versano mensilmente - neanche voglio sapere se gli altri eletti svolgono il medesimo compito - alla propria formazione politica è di Euro 3.350,00 (tremilatrecentocinquanta): 1.850,00 (milleottocentocinquanta) vanno alle federazioni provinciali e regionali, 1.500,00 (millecinquecento) vengono incamerati dalla struttura nazionale.
A questi va aggiunta una cifra una tantum che ammonta ad Euro 500,00 (cinquecento) mensili (sono un totale di Euro 35.000,00 - trentacinquemila - da dividersi per quattordici mensilità per cinque anni) come rimborso delle spese sostenute per la campagna elettorale.
Se valesse ancora la regola del versamento di metà dell'appannaggio, questo significherebbe che un deputato, o un senatore, si metterebbe in tasca 'soltanto' Euro 7.700,00 (settemilasettecento) mensili: questo vorrebbe dire che un consigliere comunale di una città di medie dimensioni guadagnerebbe quanto un eletto al Parlamento, mentre un suo omologo regionale intascherebbe almeno il doppio.
Siccome è del tutto evidente che così non può essere, altrimenti non si spiegherebbe la ressa che contraddistingue i momenti di scelta delle candidature nazionali, resta una sola spiegazione: l'avidità delle persone.

 

Genova, 21 dicembre 2013

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

 

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