A PROPOSITO DEL COMPAGNO DZERZINSKIJ
In occasione dell’uscita nelle librerie della ponderosa biografia del compagno Dzerzinskij il “giacobino proletario” di Lenin, messo alla testa della VCK subito dopo la Rivoluzione - biografia in vendita anche presso il nostro Circolo - riteniamo interessante quanto hanno scritto altri autori prima del volume di Tiskov su questo famoso personaggio della storia sovietica.
Manuel Vazquez Montalban, scrittore popolare in Italia come autore di romanzi polizieschi che hanno come personaggio centrale il detective Carvalho, figlio di un militante del Psuc di Barcellona, membro del Partito Socialista Unificato di Catalogna (comunista), di cui fu membro del Comitato Centrale in clandestinità, e, per questo, imprigionato dai franchisti, nel suo libro “La Mosca della Rivoluzione” ripercorre, per mezzo dello studio della toponomastica della città, la storia di tanti personaggi significativi della storia sovietica.
Montalban scrive “..la piazza dedicata a Dzerzinskij - ora Piazza Lubianskaja - si trova nell'angolo tra Via XXV Ottobre e Viale Karl Marx. Il nome di Dzerznskij incute rispetto perché ci troviamo davanti a una delle personalità più controverse dei primi anni della Rivoluzione. Dzerzinskij “Il tenero”, “il poeta”, “l'astronomo” diventò monumento grazie allo scultore Vutelic”
Fu incredibilmente il revisionista Chruscëv a commissionarne l' opera nel 1958, definendo quella di Dzerzinskij una “repressione idealista di affermazione rivoluzionaria”.
Ovviamente Chruscëv non smentì il suo revisionismo nel fare un distinguo tra la “repressione idealista” e quella che invece definì, a torto, “terrore staliniano”, che invece fu in realtà la necessaria prosecuzione della battaglia contro i nemici dell' Unione Sovietica, sotto la direzione di Stalin.
“La Ceka di Dzerzinskij” - prosegue Montalban - “nacque per lottare contro il sabotaggio e la controrivoluzione e lui la utilizzò per puntellare il potere bolscevico perché riteneva controrivoluzionarie tutte le forze politiche che gli si opponevano.”
Ovviamente Montalban, passato poi dalla parte revisionista, condannò Dzerzinskij per la repressione, oltre che dei bianchi, effettuata contro anarchici, socialisti rivoluzionari ecc., Repressione avvenuta specialmente dopo l' attentato a Lenin.
Montalban sottolinea però che grazie a Dzerzinskij - passato a dirigere il Commissariato per le Comunicazioni - furono salvati migliaia e migliaia di bambini, orfani della guerra civile che lui salvò dalla morte per fame.
Mentre ribadiamo l’invito a comprare e leggere l' opera di Tiskov, concludiamo con le parole del Nostro a una riunione informale di giovani cekisti:
“ll cekista deve essere onesto più di chiunque altro. Deve essere trasparente come il cristallo. Io esprimerei l’essenza di un cekista con tre parole: rettitudine, delicatezza, purezza d' animo, ovviamente”.
Ad un obiezione di un partecipante a quella riunione sul termine delicatezza, Dzerzinskij chiarì: “L'uomo rozzo e insensibile è un po' come il ferro arrugginito: taglia con l'accetta, senza analizzare. L' unica cosa che potrà ottenere, non sapendo distinguere tra chi è il nemico e chi è semplicemente una persona confusa, saprà macchiare il suo nome e danneggiare la rivoluzione: no, chi ha un' anima indurita non è adeguato a lavorare nella VCV”.
Scusate la battuta, ma nel leggere queste parole di Dzerzinskij mi sono tornati in mente, in contrapposizione, i metodi brutali adottati dalla CIA nel corso dell’ascesa della potenza imperialista degli USA nel mondo.
Sergio Guerrieri
Circolo Culturale Proletario di Genova