Ecuador, scontri e feriti

Manifestazioni. Resta alta la tensione nel paese

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Scontri in Ecuador (© La Presse)

Geraldina Colotti

Da il manifesto del 15.08.2015

C’è ancora ten­sione, in Ecua­dor, per le mani­fe­sta­zioni delle destre che pro­vano a cata­liz­zare lo scon­tento con­tro il governo di Rafael Cor­rea. Nella notte di ieri sem­brava tor­nata la calma nella capi­tale, ma per tutto il giorno si sono veri­fi­cati alcuni scon­tri che hanno lasciato un saldo di 86 poli­ziotti feriti. Anche i mani­fe­stanti lamen­tano cari­che e feriti e il fermo di alcuni lea­der indi­geni. Allo scio­pero, indetto a livello nazio­nale dal Frente uni­ta­rio de Tra­ba­ja­do­res, ha rispo­sto infatti la prin­ci­pale orga­niz­za­zione indi­gena del paese, la Conaie, un tempo alleata di Cor­rea.
Dopo una mar­cia di 11 giorni, gli indi­geni sono arri­vati nella capi­tale e si sono uniti ad altre cate­go­rie — medici e pro­fes­sio­ni­sti — visi­bil­mente ege­mo­niz­zati dai sin­daci di destra e dai loro depu­tati. Come aveva pro­no­sti­cato Cor­rea, la par­te­ci­pa­zione non è stata ampia: enor­me­mente al di sotto di quella dei mili­tanti di Alianza Pais, la coa­li­zione di governo che da giorni con­tende le piazze ai con­te­sta­tari per dire che «la revo­lu­cion ciu­da­dana non torna indie­tro». Anche diverse orga­niz­za­zioni indi­gene si sono dis­so­ciate dalla Conaie, con­si­de­rando pre­te­stuose le mani­fe­sta­zioni. Nella sua con­sueta tra­smis­sione del sabato (la saba­tina), il pre­si­dente ha ricor­dato le con­qui­ste e i passi avanti deter­mi­nati dal suo governo nel con­te­sto del «socia­li­smo del XXI secolo». Ha rin­no­vato l’appello al dia­logo con tutti i set­tori sociali, ma ha riba­dito che non accet­terà «il ricatto» di chi lo rifiuta con la vio­lenza.
Tutto è comin­ciato a giu­gno, quando Cor­rea ha annun­ciato l’intenzione di pre­sen­tare un testo di legge (poi sospeso) per aumen­tare le tasse sulle grandi ere­dità nell’intento di pro­ce­dere a un’ulteriore ridi­stri­bu­zione del red­dito. Le destre sono insorte, subito rag­giunte da quelle orga­niz­za­zioni che, appa­ren­te­mente, sem­brano con­te­stare la gestione Cor­rea da sini­stra, ma che non si fanno scru­polo di aprire la strada a quei set­tori ansiosi di ripren­dere i pro­pri pri­vi­legi.
Le destre cer­cano di ritor­nare in forze in tutta l’America latina che ha scelto per que­sto nuovo secolo governi pro­gres­si­sti o socia­li­sti: dal Bra­sile all’Argentina, dall’Ecuador alla Boli­via al Vene­zuela. A soste­nerle tro­vano anche quei set­tori di classe media favo­riti dalle poli­ti­che di ridi­stri­bu­zione del red­dito, e che ora mol­ti­pli­cano la spinta al con­sumo assu­mendo tratti anche aper­ta­mente rea­zio­nari.
«Una sini­stra deviata si sta facendo usare dalle destre come carne da can­none. E’ tri­ste dirlo, ma que­sta è la realtà», ha detto ieri il mini­stro degli Esteri ecua­do­riano Ricardo Patiño, che rap­pre­senta la ten­denza più di sini­stra all’interno del governo. Dif­fi­cile infatti — ha aggiunto il mini­stro — «vedere coin­ci­denze di inte­ressi tra le riven­di­ca­zioni degli indi­geni o degli ope­rai e l’appoggio dato alle pro­te­ste da un ban­chiere come Guil­lermo Lasso o da un grande impren­di­tore come Alvaro Noboa, ex can­di­dati alla pre­si­denza. Que­sta è la mani­fe­sta­zione del lusso».