Il Presidente cubano Diaz-Canel afferma che il 2020 deve essere l’anno in cui si deve smettere di avere una economia ferma al palo!

 

 

Il 26 Dicembre 2019, Il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Cuba si é riunito in assemblea plenaria per parlare della grave situazione dell’economia cubana, sottoposta a uno dei blocchi economici più duri imposti al paese dall’imperialismo Usa e Occidentale. La riunione ha varato il programma economico e il bilancio dello stato per il 2020. Il dibattito è stato molto vivace e lungo. Si è evidenziato la profonda crisi in cui versa l’industria cubana, sia quella maggioritaria statale, ma anche quella privata. Di fronte alla necessità di rivitalizzare la produzione sia statale che privata e fare fronte alla grave situazione creata da un blocco economico-finanziario che colpisce tutta l’economia nazionale cubana, con forte ripercussione sulla qualità della vita del cittadino cubano, pur mantenendo sempre alto il livello sanitario, scolastico e culturale del popolo cubano, fornendo sempre servizi, educazione e sanità gratuiti e di alto livello per tutti e garantendo a tutti piena occupazione e alimentazione sufficiente, ciò non significa che ogni anno di più stia diminuendo la possibilità dello stato cubano di far fronte a tutto ciò con il blocco economico finanziario a cui è sottoposto. Per questo l’attuale governo diretto da Diaz-Canel si è proposto di prendere provvedimenti per riattivare la produzione interna che possa garantire e venire in aiuto in quei settori dove non si può comprare all’esterno e per riattivare risorse utili al paese in un momento delicato di crisi. Nel discorso finale della riunione, il Presidente cubano ha chiarito una volta per tutte, mettendo a tacere le voci ostili, dentro allo stesso Partito Comunista Cubano, che non vuole avviare nessuna politica di privatizzazione, ma si vuole provvedere rendere più qualificate e produttive le imprese statali e si deve far ripartire l’economia per un salto maggiore nella qualità di vita dei cubani. Diaz-Canel ha affermato: “Dobbiamo far ripartire l’economia, il 2020 deve essere l’anno che mettiamo in campo tutto ciò che è necessario per sollevare l’economia, per riattivare veramente le forze produttive. E non si può fare confusione. Dato che ci sono persone che quando si parla di risollevare le forze produttive pensano che si intenda privatizzare tutto, deve essere ben chiaro, una volta per tutte, che questa non è la nostra linea politica. Dobbiamo capire bene che cos’è che si deve schiodare dal settore statale e che cosa dal settore privato. Comunque sia la nostra economia occorre risollevarla, perché sia maggiormente compatibile con le esigenze del paese e perché si dinamizzi. Andiamo a lavorare questo anno per vedere come riusciamo a darle uno spazio alle varie forme di proprietà che si rispecchiano nella concettualizzazione compresa nella nuova Costituzione, andiamo a togliere gli ostacoli per potenziare il settore imprenditoriale statale e fare un risanamento imprenditoriale ovvero dare avvio ad a quel ridimensionamento imprenditoriale che necessitiamo. Stabilire chiaramente la adeguata relazione tra settore statale e privato…Nel mese di Gennaio dobbiamo incominciare portando a termine la costruzione delle abitazioni popolari, dobbiamo iniziare a esportare e ad importare… Abbiamo da lavorare duro tutti, dobbiamo creare le condizioni nei giorni che ci restano per fare tutto questo. E nell’anno che viene dobbiamo sistematicamente fare l’analisi rigorosa dei risultati economici con la massima cura”[1]. Come si può veder da una parte il blocco economico statunitense che ha penalizzato il Venezuela che riforniva di greggio e di molto materiale l’industria cubana ha notevolmente colpito la produzione cubana, oltre al sessantennale blocco economico di cui soffre l’isola. In un contesto latino americano dove a causa dell’intromissione imperialista sta fortemente soffrendo di un calo produttivo senza precedenti, che ha visto paesi come Ecuador, Colombia, Cile, fermi da mesi per proteste e conflittualità sociali senza precedenti e che ha visto la Bolivia coinvolta in un colpo di stato che ha sfiorato la guerra civile e che da paese con uno sviluppo economico quasi simile a quello della potente Cina, in due mesi ha visto praticamente azzerarsi qualsiasi tipo di produzione, Cuba che con questi paesi, negli ultimi anni aveva imbastito relazioni non solo politiche e culturali, ma anche commerciali, si è vista chiudersi in faccia molte porte e teme che ritornino i tempi duri del periodo especial degli anni ’80 e ’90. Per questo il Consiglio dei Ministri, forte del sostegno popolare avuto con l’alta partecipazione al referendum, con cui l’elettorato cubano ha approvato la nuova Costituzione, sta cercando di correre ai ripari e di prendere i giusti provvedimenti per riattivare la produzione nazionale e cercare di evitare ulteriori difficoltà ai propri cittadini.

 

Silvano Ceccoli

 

 

     



[1] Dal Noticiero Nacional de television cubana sobre el Consejo de Ministros del 26 Dicembre 2019.