L’ultima intervista del giornalista Henry Holguin al candidato alla Presidenza dell’Ecuador Alberto Acosta
Quella che riportiamo di seguito è un’intervista rilasciata da Alberto Acosta, candidato alla Presidenza dell’Ecuador per il “Coordinamento Plurinazionale di Sinistra”, sostenuto dai comunisti del Movimento Popolare Democratico (MPD) e dal partito degli indigeni Pachakutik e rappresenta la critica da sinistra al governo Correa, a cui si rimprovera di aver tradito le aspettative politiche che si erano aperte nell’autunno del 2008, con l’approvazione referendaria popolare della Costituzione di Montecristi, ritenuta da più parti come una delle costituzioni più progressiste esistenti al mondo. Purtroppo, in 4 anni, la stessa costituzione, fortemente voluta dallo stesso Presidente Rafael Correa, è risultata stretta alla sua maniera di governare e spesso è stata disattesa o emarginata, con l’approvazione di leggi in aperto contrasto con lo stesso dettato costituzionale. Specie nell’ambito della repressione delle lotte sociali e delle legittime e pacifiche proteste popolari di questi ultimi 4 anni, il governo Correa ha disatteso le garanzie costituzionali e ha dato vita a forme di repressione non dissimili da quelle dei passati governi oligarchici, dai quali Correa non manca mai di voler sottolineare la differenza con il suo nuovo modo di governare. Non solo ma in questi ultimi anni si è potuto vedere come la situazione economica e sociale delle masse popolari, in primis dei lavoratori, delle povere comunità indigene e degli operai, non sia mutata di molto, come invece si sperava quando Rafael Correa giunse al potere e solo i grandi gruppi capitalistici hanno realizzato grandi profitti, mentre alle masse lavoratrici alle classi subalterne sono lasciate poche briciole. Alberto Acosta non è un candidato qualsiasi della sinistra radicale ecuadoriana, ma è il simbolo del grande movimento popolare che ha portato al potere Rafael Correa e ha contribuito non poco alla spinta di cambiamento che si vive nel paese. Membro fondatore del raggruppamento politico che è al potere con Rafael Correa, è stato Presidente dell’Assemblea Costituente per il partito del Presidente e fino a pochi anni fa era uno dei dirigenti più importanti del nuovo governo ecuadoriano e ottimo consigliere della persona del Presidente stesso, legato a lui da una profonda e fraterna amicizia. Ora Acosta si trova contro il suo stesso amico fraterno e lo accusa di non aver mantenuto le promesse e di aver tradito le aspettative di cambiamento del popolo ecuadoriano, di aver invaso lo stato con una pletora di nuovi e emergenti arricchiti all’ombra del vecchio capitale e dei potenti gruppi capitalisti che operano nel paese. Questa intervista che fa luce della lotta di classe che si sta sviluppando in Ecuador e all’interno della stessa sinistra ecuadoriana, è stata fatta dal giornalista e direttore del quotidiano Extra, Henry Holguin, il 13 dicembre 2012, pochi giorni prima della sua improvvisa dipartita, a causa di un grave incidente. Henry Holguin è considerato uno dei più famosi e brillanti giornalisti latinoamericani. Nato a Calì, in Colombia, nel 1949, è morto recentemente a Guayaquil dove dirigeva il popolare quotidiano Extra, di tendenza politica di centro destra. Nell’ambiente giornalistico Henry Holguin era noto col sopranome di El Verdugo (=l’aguzzino), per la maniera di perseguitare i suoi intervistati e per il modo di condurre le inchieste giornalistiche. Questa intervista ripresa dal sito on-line del quotidiano Extra viene riproposta nella versione spagnola per tutti coloro che seguono il nostro sito di madre lingua spagnola e nella traduzione italiana effettuata dal nostro attuale Presidente Ceccoli Silvano, sperando di fare una cosa gradita a chi vuole sapere qualcosa di più sulla situazione politica dell’odierno Ecuador e per ricordare anche un grande giornalista da poco deceduto come Henry Holguin.
Dal quotidiano ecuadoriano Extra del 13/12/2012 on line
L’ultima intervista di Henry Holguin
(prima della sua prematura dipartita)

Alberto Acosta, candidato alla Presidenza per il “Coordinamento Plurinazionale di Sinistra”, raccontò a Extra quello che farà nel suo primo giorno di lavoro se fosse eletto Presidente. Assicura di essere più radicale di Rafael Correa, che considerò quasi come un fratello, ma che ormai non si aspetta neppure una chiamata per telefono. Promette di porre fine alla politica di umiliazione, far rispettare la Costituzione di Montecristi e trasformare l’Ecuador.
“Mi fa rabbia che sia stata tradita la volontà del popolo”
Redazione di Guayaquil
L’animo vivace di Alberto Acosta sembra fuoriuscire dalle pareti della sala del terzo piano del Grafico Nazionale Spa, gruppo editoriale dei quotidiani Extra e Expreso. Ad ogni risata, l’economista di 64 anni e candidato al seggio Presidenziale dell’Ecuador per la lista “Unità Plurinazionale di Sinistra”, mostra la sua dentatura che si combina con la sua camicia bianca Yves Saint Laurent. A momenti è loquace e ancora di più quando porta esempi sulla situazione attuale del paese.
Fuori l’asfalto ha smesso di bollire, il sole concede una nuova tregua giornaliera ai cittadini. Sono le 17.20 del passato 23 Novembre 2012. Acosta riluce comodo e fresco, seduto su una sedia. Di fronte a lui l’intervistatore, Henry Holguin, prepara il suo fucile giornalistico per iniziare a sparare le domande sul candidato che è stato uno degli “architetti” del programma di governo di “Alleanza Paese”, che respira e sogna a sinistra.
Le linnee espressive della faccia di Acosta smettono di distendersi, alza il tono di voce per vincere i sordidi rumori delle auto che passano sul ponte della Via Carlo Julio Arosemena, km. 4 dalla via verso Daule, e per spiegare che il programma del suo Governo cerca di sconfiggere la miseria, la povertà, la eccessiva concentrazione di ricchezza, “la nostra meta non è solo quella di vincere le elezioni, ma di essere pronti a dare vita ad un nuovo Stato”.
Così è iniziata l’ultima intervista che ha realizzato Henry Holguin, tra uno scherzo e l’altro, cercando di evitare che il suo cellulare ricevesse chiamate che interrompessero la funzione di registratore durante l’intervista. “Era meglio usare un registratore, che, nonostante sia una cosa sorpassata, non avrebbe permesso lo squillo del telefono”, aggiunge Acosta ridacchiando.
Henry: “Come giudica ciò che ha realizzato sino ad oggi l’attuale Governo?”
Acotsa: “Questo é un governo che nella pratica si assomiglia sempre più ai conducenti irresponsabili che noi incontriamo spesso per strada, che mettono la freccia a sinistra e poi sterzano a destra; elogia “Che” Guevara, ma non realizza la riforma agraria; elogia “Che” Guevara e non distribuisce equamente l’acqua; elogia “Che” Guevara e perseguita i giovani con l’unica colpa di leggere il “Che” Guevara e di indossare magliette con la faccia del “Che”, mi riferisco in particolare ai 10 di Luluncoto, questa è la realtà di questo Governo.”
Henry: “Si sente frustrato, ingannato o tradito?”
Acosta: “Io direi che mi sento in parte personalmente frustrato, perché io confidavo in un progetto politico e anche nella persona del Presidente della Repubblica (Rafael Correa), che conosco dal 1991 e con cui ho avuto una magnifica relazione di amicizia e con il quale ho avuto una relazione fraterna, ma questo non è la causa principale, quello che mi fa rabbia è che abbia tradito la volontà del popolo ecuadoriano, che abbia proposto un cambio radicale e questo cambio non appaia da nessuna parte, che abbia promesso di difendere la Costituzione che avrebbe dovuto restare in vigore per altri 300 anni, la migliore del mondo, che rappresentava un elogio alla vita e subito dopo abbia tradito i suoi principi. Ecco questo è ciò che mi fa rabbia, ma ciò mi fa rabbia come cittadino ecuadoriano, allo stesso modo di come dovrebbe percepire gran parte della popolazione.”
Alberto Acosta canditato alla Presidenza per il “Coordinamento Plurinazionale di Sinistra”, racconta al quotidiano Extra quello che farà il suo primo giorno di lavoro, se dovesse insediarsi al Palazzo Presidenziale (Carondelet[1]). Assicura di essere più radicale di Rafael Correa, di colui che aveva considerato “quasi un fratello”, ma dal quale non si aspetta neppure una chiamata telefonica. Promette di smetterla con la “politica di umiliazione”, di far rispettare la Costituzione di Montecristi e trasformare l’Ecuador.”
Henry: “Lei crede di poter vincere?”
Acosta: “Il popolo ecuadoriano ha la possibilità di vincere, se noi riusciamo a sintonizzarci con ciò che la gente vuole; la gente desidera sicurezza, occupazione lavorativa, produzione, rispetto, che si ritorni a darle dignità e che si abbandoni la politica di umiliazione. Se noi ci sintonizziamo su questa lunghezza d’onda della gente io credo che abbiamo molte possibilità di vincere.”
Henry: “In alcuni settori di ‘pelucolandia’[2] quando si parla di lei generalmente la risposta che ascolto dalla gente è: “oh, attenzione, questo è peggiore di Correa, è più radicale!”
Acosta: “Ha, ha, ha, (sorride). Ebbene sì, io sono più radicale. Non metto in discussione questa affermazione, ma, cosa significa essere radicale? Andare alla radice dei problemi, non mettere da parte i problemi. Si deve cercare di dare soluzione ai grandi problemi dell’Ecuador come al problema dell’agricoltura della Costa, che è stata totalmente abbandonata da questo Governo. Le spese dello Stato sono di 26.000 milioni di dollari, ma alla agricoltura si è destinato solo 270 milioni di dollari, vale a dire circa l’1%. Che si sta facendo per il mais, entra la produzione su scala nazionale nel mercato locale e si importa mais; che cosa si è fatto per scongiurare la piaga che ha colpito la coltura del riso, a causa della lumaca africana, dal Ministero dell’Agricoltura si afferma che ci si deve abituare a convivere con la lumaca africana; che cosa si è fatto per affrontare il tema della produzione della banana, che sta vivendo un momento di exploit, abbiamo oltre i 2 miliardi e 200 milioni di dollari di esportazione, il Governo prese la decisione molto tempo fa di controllare la espansione della coltivazione delle banane, perché non siamo molto competitivi e non abbiamo una buona produttività per ettaro, ma il Governo è muto e non si oppone all’allargarsi delle terre destinate alla coltivazione di banane da parte dei grandi produttori, che oltrepassano i 100.000 ettari, ma ora vuole diminuire la produzione di banane a 6.000 piccoli produttori con 40.000 ettari, queste sono le grandi contraddizioni di questo Governo, tutti i benefici per i grandi capitalisti, poche briciole per i settori produttivi popolari.”
Henry: “L’ultima volta che lo abbiamo visto con il Presidente Correa fu quando lui venne a cercarlo a casa sua (il 28 Settembre 2008), un ultimo tentativo di riconciliazione, perché non lo abbandoni….”
Acosta: “Veramente non fu per questo motivo, egli (Correa) stava cercando un effetto mediatico il giorno del referendum sulla Costituzione. Se egli realmente avesse voluto un contatto lo avrebbe potuto fare molto tempo prima, dato che lui sapeva che io stava percorrendo da solo il paese per sostenere la Costituzione di Montecristi, ho ricevuto l’appoggio di Alleanza Paese quando mi trovavo a Carchi e dopo a Imbabura. In seguito arrivò l’ordine che nessuno doveva accompagnarmi e io ho percorso il paese da solo, se lui avesse voluto riconciliarsi con me lo avrebbe potuto ottenere e sapeva molto bene che avrebbe potuto avvicinarsi a me anche molto tempo dopo.”
Henry: “Dopo questa visita a casa sua hanno tenuto qualche altro tipo di contatto, si sono incontrati di nuovo?”
Acosta: “Due volte quest’anno per strada, io venivo da un programma di una radio di Quito in via Benalcazar, dietro del palazzo presidenziale, uscivo dall’edificio della radio e lui (Correa) passava su un’auto in colonna, ci fermò un semaforo rosso e ci siamo guardati per 20 o 25 secondi, nessuno di noi parlò e per quelle strane casualità della vita io tenevo in mano il libro che avevamo scritto insieme ad altri funzionari del Governo, La faccia occulta del Tlc, e io dissi tra me: guarda quanto sei cambiato, ma non ci salutammo.
E persino quando fu operato al ginocchio a Cuba io lo chiamai per farle gli auguri di buona guarigione.”
Henry: “Dall’inizio alla fine voi siete stati amici.”
Acosta: “Quasi fratelli. Gli si abbassò la voce quando lo chiamai perché riuscii, per mezzo di un altro suo amico personale, ad avere il suo numero di telefono, e gli si abbassò la voce quando gli chiesi del suo ginocchio e della sua famiglia, perché io volevo bene alla sua famiglia con la quale abbiamo una relazione intima, e allora disse che avrebbe voluto parlarmi e mi propose pure la data.” (sorrise)
Henry: “Come giudica lei la parcellizzazione che esiste nelle fila dell’opposizione, perché non hanno saputo raggiungere una unità vera, totale, per motivi ideologici o per egoismi, o interessi ?”
Acosta: “Non comprendo l’incapacità della destra a presentare un candidato unico. Noi abbiamo realizzato uno sforzo di unità, noi abbiamo una proposta unitaria, per noi era difficile, impossibile chiedere di unirci con la destra, con la opposizione oligarchica che in questo momento è guidata da un banchiere, da un piccolo Alvaro Noboa che per la quinta volta consecutiva desidera tentare la scalata alla presidenza, da un Lucio Gutierrez che gira il paese in campagna elettorale permanente, con tutti costoro non possiamo unirci, perché noi non solo vogliamo vincere le elezioni, questo non è il nostro unico obiettivo, nostro obiettivo principale è cambiare e trasformare l’Ecuador, questo era ciò che si proponeva al popolo ecuadoriano 7 anni fa, noi proseguiamo in quella stessa linea, in quella stessa direzione, non abbiamo abbandonato la rotta, chi lo ha fatto è stato il Presidente Correa e il suo Governo.”
Henry: “A lei le sarebbe convenuto di più se la destra avesse avuto un candidato unico?”
Acosta: “Parlando francamente, perché ormai i giochi delle candidature sono fatti, questo è uno scenario elettorale a noi favorevole.”
Henry: “Pensate entrare per mezzo di una scorciatoia?”
Acosta: (ha,ha,ha) “Per la porta principale.”
Henry: “Ammesso e non concesso che voi vinciate le elezioni..” (Acosta interrompe)
Acosta: “Come che non vinco le elezioni se sarà esattamente ciò che succederà, ha, ha, ha.”
Henry. “Che sarà la prima cosa che farà quando entrerà in Carondelet in qualità di Presidente?”
Acosta. “La prima cosa sarà organizzare una giornata di trasparenza nel paese e abrogare tutti i decreti incostituzionali. Il nostro primo impegno è far rispettare la Costituzione di Montecristi, noi vogliamo rispettare la volontà del popolo quando approvò la Costituzione il 28 Settembre del 2008, quindi questo è il punto di partenza per noi. Perciò in questo contesto, aboliremo tutti i decreti incostituzionali iniziando dal n.813 che stabilisce la compera delle rinuncie obbligatorie che è una barbarie semantica e giuridica, daremo impulso alle riforme delle leggi incostituzionali, metteremo fine a tutti i processi contro i gli oppositori di piazza e proclameremo una amnistia per i detenuti politici di Luluncoto.”
Henry: “Lei era d’accordo quando si diede avvio con duri termini ad una campagna contro il lavoro dei mezzi di comunicazione definiti ‘stampa corrotta’?”
Acosta: “Sempre sono stato critico con questa posizione del Presidente, talvolta, devo riconoscerlo, compresi la frustrazione che ebbe il Presidente con alcuni determinati mezzi di comunicazione, anche se dobbiamo riconoscere che alcuni mezzi di informazione non ebbero una posizione molto chiara e etica e rappresentavano gli interessi di grandi gruppi economici, non si deve mai generalizzare, sempre ho detto al Presidente Correa che non si può dire che tutta la stampa è corrotta, come invece succede in altri settori.
Quando sono stato Presidente dell’Assemblea Costituente ho dimostrato una enorme apertura nei confronti della stampa e ho dibattuto con i giornalisti in momenti di difficoltà, io così ebbi la precauzione di dimostrare alla stampa con fatti concreti che i giornalisti non stavano riportando ciò che stava avvenendo e in molti casi non era colpa dei giornalisti, se non degli editori, alcuni di loro cambiavano i titoli quando invece la notizia era altra cosa, ma il titolo evidenziava una mala fede e un’altra intenzione.”
Henry: “La vedo con le scarpe impolverate, in questi giorni sta girando per i quartieri popolari?”
Acosta: “Vado sempre dappertutto, non solo in questi giorni, è da decenni che giro per i quartieri popolari.”
Henry: “É sempre stato un militante di sinistra?”
Acosta: “Una persona ribelle per prima cosa. Mio zio fu José Velasco Ibarra, ho foto dell’epoca del Quinto Velasquismo, nelle strade.”
Henry: “Però Velasco non era comunista ancor meno di sinistra. Come è diventato di sinistra?”
Acosta: “E’ difficile spiegarlo. Io sono sempre stato ribelle e, poco a poco, ho capito che il mondo ha bisogno di una trasformazione sociale, perché se no l’umanità rischia di estinguersi.”
Henry: “Per questo ha incluso nella Costituzione il diritto a ribellarsi?”
Acosta: “Certamente, tra tante altre cose. Ricordo quando frequentavo la quinta classe elementare di una scuola molto conservatrice e avevo partecipato ad un concorso sulla vita del Maresciallo Antonio José de Sucre e io vinsi il premio, quando lessero il nome del vincitore che era uno pseudonimo menzionarono Eloy Alfaro e io avevo utilizzato questo pseudonimo, andai a ritirare il premio, ma la mia famiglia molto conservatrice non me lo permise. Io ero un bimbo di soli 10 anni.”
Henry: “Come vede la ‘cortina di dimenticanza’ che si stringe su Montecristi per tutto ciò che concerne la Costituzione ?”
Acosta: “È proprio il mancato rispetto della Costituzione, che risultò una ‘camicia di forza’ al Presidente Correa e, nel suo agire autoritario, tipico di un governante illegittimo e prepotente, la Costituzione non risulta agevole.”
Henry: “Se il suo amico Rafael Correa lo chiamasse adesso e le dicesse Alberto, tu sei mio amico, mi sono sbagliato, vado a correggermi, rinuncia alla tua candidatura e vieni con me che andiamo a cambiare la situazione, lei gli crederebbe?”
Acosta: “Pura fantascienza, ciò non può succedere, né lui mi chiamerà, né io, dato che la realtà è un’altra, molto dolorosa e non c’è da farsi illusioni con fatti impossibili.”
Henry: “Che cos’è che lo ha maggiormente colpito in questa campagna elettorale, ciò che lo ha maggiormente stupito?”
Acosta: “A me il popolo ecuadoriano sempre ha meravigliato, è un popolo intelligente e intuitivo, è un popolo con una alta capacità di riflettere e comprendere i fatti, è un popolo che ha preso coscienza che alcune situazioni sono migliorate con questo Governo, ma anche si rende conto che i principali beneficiari sono stati i grandi gruppi di potere e quando la gente fa questa considerazione comincia ad avere dei dubbi e questo è il primo passo verso il cambio e la trasformazione.”
Henry: “Lei crede che si andrà al ballottaggio?”
Acosta: “Se si andrà, saremo presenti e ingaggeremo una dura battaglia a difesa della democrazia, dei diritti, delle libertà e delle garanzie sempre con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione.”
Henry: “Se dovesse profilarsi il ballottaggio tra Correa e Lasso, come vi comporterete?”
Acosta: “Questa possibilità non l’abbiamo ancora considerata, anche se sarebbe difficile scegliere tra un candidato di destra che vuole ritornare all’epoca del neoliberismo e quello che è adesso il candidato della destra del Secolo 21, ci troveremmo di fronte a una scelta molto complessa e difficile.”
Versione originale in lingua spagnola
DESDE EXTRA DEL 13/12/2012 ON LINE
La última entrevista de Henry Holguín
Me molesta que se haya traicionado la voluntad del pueblo

Redacción Guayaquil
El espíritu animado de Alberto Acosta parece desbordar por las paredes de una
de las salas del tercer piso de Gráficos Nacionales S.A., editora de los
diarios EXTRA y Expreso. En cada carcajada, el economista de 64 años y
candidato a Presidente del Ecuador por la Unidad Plurinacional de Izquierda,
muestra su dentadura que combina con su camisa blanca marca Yves Saint Laurent.
Por momentos es dicharachero y más cuando ensaya analogías de la situación
actual del país.
Afuera, el asfalto ha dejado de hervir, el sol le da una nueva tregua diaria a
los ciudadanos. Son las 17:20 del pasado 23 de noviembre. Acosta luce cómodo y
fresco sentado sobre una silla, frente a él otro ocurrente al mando del
cuestionario de preguntas, Henry Holguín, alista su “fusil” periodístico para
empezar a disparar preguntas al candidato que fue uno de los “arquitectos” del
plan de Gobierno de Alianza PAIS, quien respira y sueña izquierda.
Las líneas de expresión del rostro de Acosta dejan de extenderse, eleva el tono
de voz para ganarle a la bulla de las bocinas de los carros atascados en el puente
de la avenida Carlos Julio Arosemena, kilómetro 2,5 de la vía a Daule, y
explicar que su plan de Gobierno busca vencer la miseria, la pobreza, la
excesiva concentración de la riqueza, “nuestra meta no es solo ganar las
elecciones, sino estar preparados para conformar un nuevo Ecuador”.
Así empezó la última entrevista que realizó Henry Holguín, entre bromas y la
lucha por evitar que su teléfono celular no reciba llamadas para que no corte
la función de grabadora durante la entrevista.
“Mejor era usar una grabadora, aunque sea de esas antiguas y no entraba la
llamada de teléfonos (carcajadas)”, dice Acosta.
Henry: ¿Cómo ve lo realizado hasta ahora por este Gobierno?
Acosta: Este es un Gobierno que en la práctica se asemeja más a los conductores
irresponsables que nos encontramos con frecuencia en las carreteras que ponen
direccional a la izquierda pero curva a la derecha; canta al “Che” Guevara pero
no hace reforma agraria; canta al “Che” Guevara y no redistribuye el agua;
canta al “Che” Guevara y persigue a unos jóvenes por el único delito comprobado
de leer al “Che” Guevara, usar camisetas del “Che” Guevara, me refiero a los 10
de Luluncoto, esa es la realidad de este Gobierno.
Henry: ¿Se siente frustrado, engañado, traicionado?
Acosta: Yo diría que me siento en parte personalmente frustrado porque yo
confié en un proyecto político y también en la persona del Presidente de la
República (Rafael Correa), a quien conozco desde 1991 y con quien tuve una
magnífica relación de amistad y con quien tuve una relación fraterna, pero ese
no es el tema de fondo, a mi lo que me molesta es que se haya traicionado a la
voluntad del pueblo ecuatoriano, que se haya propuesto un cambio radical y ese
cambio radical no aparezca por ningún lado, que se haya comprometido a defender
lo que él (Correa) dijo que iba a defender la Constitución que iba a durar 300
años, la mejor del mundo y que representaba un canto a la vida y luego
traicione a esa Constitución y principios, eso sí me molesta, pero eso me
molesta como ciudadano ecuatoriano como debe sentir gran parte de la población.
Alberto Acosta, candidato a la Presidencia por la Coordinadora Plurinacional de
Izquierda, le contó a EXTRA lo que hará en su primer día de trabajo cuando
llegue a Carondelet. Asegura ser más radical que Rafael Correa, a quién
consideró su “casi hermano”, pero del que ya no espera ni una llamada por
teléfono. Promete acabar con la “política de humillación”, hacer respetar la
Constitución de Montecristi y transformar al Ecuador.
H. ¿Usted cree que tenga oportunidad de ganar?
A. El pueblo ecuatoriano sí tiene posibilidades de ganar, si logramos
sintonizarnos con lo que la gente quiere; la gente quiere seguridad, empleo,
producción, respeto, que se le vuelva a dar dignidad y que se acabe la política
de la humillación. Si nosotros nos sintonizamos con ese sentimiento de la gente
creo que tenemos muchas posibilidades de ganar.
H. En algunos sectores de “pelucolandia”, cuando se habla de usted
generalmente la respuesta que escucho de la gente es: “huy, cuidado que ese es
peor que Correa, es más radical”.
A. (Jajaja) Bueno yo sí soy más radical, yo no discuto eso, pero ¿qué es ser
radical? Ir a la raíz de los problemas, no ponerle parches a los problemas, hay
que tratar de solucionar los grandes problemas del Ecuador como uno de ellos
que está sucediendo en el agro, en la Costa, que ha sido totalmente abandonado
por este Gobierno, el presupuesto (del Estado) es de 26 mil millones de
dólares, para el agro hay 270 millones de dólares, es decir el uno por ciento. Qué
se hace frente al tema del maíz, entra la producción nacional al mercado local
y se importa maíz; qué se hace frente a la plaga del arroz, con la plaga del
caracol africano, desde el ministerio de Agricultura se dice que hay que
acostumbrarse a convivir con el caracol africano; qué se hace frente al tema
del banano, está viviendo un auge, tenemos más de 2 mil 200 millones de
exportaciones, el Gobierno tomó una decisión hace tiempo atrás de controlar la
expansión de la frontera bananera porque supuestamente no somos muy
competitivos y no hay una buena productividad por hectárea, no dice nada
mientras se amplía la frontera bananera de los grandes productores, más de 100
mil hectáreas, pero ahora quiere restringir la producción bananera de 6 mil
productores pequeños a 40 mil hectáreas, esas son las grandes contradicciones
de este Gobierno, todos los beneficios para los grandes, algunas migajas para
los sectores populares.
H. La última vez que lo vimos con el presidente Correa fue cuando él fue a
buscarlo a su casa (28 de septiembre de 2008), un último acercamiento a usted
para que no se le fuera...
A. No fue realmente a eso, él (Correa) fue porque buscaba un efecto mediático
el día del referéndum por la Constitución, si él realmente quería un
acercamiento lo habría hecho mucho tiempo atrás porque él sabía que yo recorría
solo el país para apoyar la Constitución de Montecristi, recibí el respaldo de
Alianza PAIS cuando fui a Carchi y después en Imbabura, luego les dieron una
orden que a nadie tenían que acompañar, yo recorrí el país y si él quería un
acercamiento lo pudo haber logrado y sabe muy bien que pudo acercarse a mí
mucho tiempo después.
H. ¿Después de esa visita a su casa han tenido algún tipo de acercamiento, se
han vuelto a encontrar?
A. Dos veces en este año en la calle, yo salía de un programa de radio Quito en
la calle Benalcázar, atrás del palacio presidencial, yo salía de la radio y él
(Correa) pasaba en su carro en caravana, nos agarró el semáforo en rojo y nos
quedamos viendo por 20 o 25 segundos, nadie dijo nada, y por esas casualidades
de la vida yo tenía en las manos un libro que escribimos juntos y otros
funcionarios del Gobierno, El rostro oculto del TLC, y yo me decía: mira cuánto
ha cambiado, ya ni nos saludamos.
Y cuando fue operado de la rodilla en Cuba hasta lo llamé para desearle suerte.
H. Al fin y al cabo ustedes fueron amigos.
A. Casi hermanos. Se le cortó la voz cuando lo llamé porque conseguí, a través
de otro amigo personal de él, su número de teléfono, y se le cortó la voz cuando
pregunté por su rodilla y por la familia, porque yo quería mucho a su familia
teníamos una relación muy estrecha, y entonces dijo que quería hablar conmigo y
hasta la fecha (sonríe).
H. ¿Cómo ve usted la atomización que hay de la oposición, por qué no han podido
lograr una unidad real, total, por ideología o por egoísmos, intereses?
A. No entiendo la incapacidad de la derecha para presentar un candidato único;
nosotros hemos hecho un esfuerzo de unidad, nosotros tenemos una propuesta
unitaria, para nosotros era difícil, imposible pedir que nos unamos con la
derecha, con la oposición oligárquica que en este rato está liderada por un
banquero, por un Alvarito Noboa que quiere comprarse por quinto intento la
Presidencia de la República, por un Lucio Gutiérrez que recorre el país en
campaña permanente, con ellos no podemos unirnos porque nosotros no solo
queremos ganar las elecciones, ese no es nuestro único objetivo, nuestro
objetivo de fondo es cambiar, transformar al Ecuador, eso que se le ofreció al
pueblo ecuatoriano hace siete años, nosotros seguimos en la misma línea, en la
misma dirección, no hemos cambiado de rumbo, quien se fue para otro lado fue el
presidente Correa y su Gobierno.
H. ¿A ustedes les convenía más si la derecha hubiera ido con un candidato
único?
A. Hablando francamente porque ya está consolidado todo, este era el mejor
escenario para nosotros.
H. ¿Piensan entrar por la calle del medio?
A. (Jajaja) Por la puerta tranquera.
H. En el supuesto no consentido de que usted gane las elecciones... (Acosta
interrumpe)
A. Cómo que no voy a ganar las elecciones si eso va a suceder, jajaja.
H. ¿Qué será lo primero que haga cuando pise Carondelet como Presidente?
A. Lo primero será organizar una jornada de transparencia en el país y derogar
todos los decretos inconstitucionales, para nosotros el compromiso es hacer
respetar la Constitución de Montecristi, nosotros vamos a respetar la voluntad
del pueblo cuando aprobó la Constitución el 28 de septiembre del 2008, entonces
ese es el punto de partida para nosotros. Entonces en ese contexto, echaremos
abajo todos los decretos inconstitucionales empezando por el 813 que establece
la compra de renuncias obligatorias que es una barbaridad semántica y jurídica,
impulsaremos las reformas de las leyes inconstitucionales, echaremos abajo
todos los procesos judiciales en contra de los luchadores populares,
impulsaremos una amnistía para los detenidos de Luluncoto.
H. ¿Estuvo usted de acuerdo cuando se empezó a cuestionar con duros términos el
trabajo de los medios de comunicación llamándolos “prensa corrupta”?
A. Siempre fui crítico con esa posición del presidente, a ratos debo reconocer
entendía la frustración que tenía el presidente con determinados medios de
comunicación, también tenemos que aceptar que algunos medios de comunicación no
tuvieron una posición muy clara y ética y representaban los intereses de
grandes grupos económicos, pero no hay que generalizar, siempre le dije al
presidente Correa que no se puede decir que toda la prensa es corrupta, como lo
hay en otros sectores.
Cuando yo fui presidente de la Asamblea Constituyente demostré una enorme
apertura con la prensa y debatía en momentos difíciles, yo sí tuve la
precaución de demostrarles con hechos concretos, los comunicadores no estaban
reflejando lo que había sucedido y en muchos casos no era un tema de los
periodistas, sino de los editores, algunos cambiaban los títulos cuando la
noticia era otra pero el título tenía mala intención.
H. Lo veo con los zapatos empolvados, ¿ahora recorre los barrios populares?
A. Siempre camino por todos lados, no solo ahora, siempre he andado en los
sectores populares, hace muchísimas décadas.
H. ¿Siempre ha sido militante de izquierda?
A. Una persona rebelde primero. Mi tío abuelo fue José María Velasco Ibarra,
tengo fotos de la época del Quinto Velasquismo, en las calles.
H. Pero Velasco no era comunista ni mucho menos izquierdista, ¿cómo salió usted
izquierdista?
A. Bueno eso es más difícil de averiguar, pero yo siempre fui rebelde y poco a
poco entendí que el mundo necesita una transformación social porque si no la
humanidad está en riesgo.
H. Por eso incluyó en la Constitución el derecho a rebelarse
A. Por supuesto, entre otras cosas. Recuerdo cuando estaba en quinto grado de
una escuela muy conservadora y había un concurso sobre la vida del Mariscal
Antonio José de Sucre, y yo gané el premio, cuando leyeron el nombre del
ganador que era con seudónimo mencionaron a Eloy Alfaro y yo había utilizado
ese seudónimo y pasé a recibir el premio y mi familia muy conservadora como
Condorito se fue para atrás ¡plop! Era un niño de casi 10 años.
H. ¿Cómo ve el “manto de olvido” que se cierne sobre Montecristi por todo lo
que representa la Constitución?
A. Bueno es que es el hecho del irrespeto a la Constitución que le resultó una
“camisa de fuerza” para el presidente Correa y en esta faceta autoritaria para
un gobernante abusivo, prepotente, la Constitución no resulta cómoda.
H. Si su amigo Rafael Correa lo llamara ahora y le dijera Alberto, tú eres mi
amigo, me he equivocado, voy a corregir, renuncia a tu candidatura y ven
acompáñame que vamos a cambiar esto, ¿usted le creería?
A. Esto no es ciencia ficción, eso no va a suceder, ni él me va a llamar ni yo
tampoco, así que la realidad es otra, muy dolorosa y no hay que ilusionarse con
cosas imposibles.
H. ¿Qué es lo que más le ha impactado de esta campaña política, lo que más
lo ha asombrado?
A. A mí el pueblo ecuatoriano siempre me asombra, es un pueblo inteligente e
intuitivo, es un pueblo que tiene capacidad para reflexionar y comprender las
cosas, es un pueblo que se da cuenta que algunas situaciones han mejorado en
este Gobierno, pero también se da cuenta de que los principales beneficiarios
han sido los grandes grupos de poder y cuando la gente hace esa relación comienza
a dudar y ese es el primer paso para un cambio y transformación.
H. ¿Usted cree que habrá segunda vuelta?
A. Si va a haber, vamos a estar en la segunda vuelta y vamos a dar una dura
batalla en defensa de la democracia, de los derechos, las libertades y las
garantías y por supuesto para mejorar las condiciones de vida de la población.
H. Si llegan a una segunda vuelta Correa y Lasso, ¿cuál sería su actitud?
A. Esa posibilidad no la hemos planteado aún, será difícil elegir entre un
candidato de la derecha que quiere regresar a la época neoliberal y el quien es
ahora el candidato de la derecha del siglo 21, me pone en una disyuntiva muy
compleja.
Alberto Acosta, candidato a la Presidencia por la Coordinadora Plurinacional de Izquierda, le contó a EXTRA lo que hará en su primer día de trabajo cuando llegue a Carondelet. Asegura ser más radical que Rafael Correa, a quién consideró su “casi hermano”, pero del que ya no espera ni una llamada por teléfono. Promete acabar con la “política de humillación”, hacer respetar la Constitución de Montecristi y transformar al Ecuador.
[1] Il palazzo presidenziale si trova nel centro antico di Quito ed è chiamato Carondelet.
[2] Pelucolandia deriva da “pelucones”, letteralmente “parrucconi”, termine dispregiativo con cui Correa ha bollato i membri della vecchia casta politica e dell’aristocrazia dominante da secoli in Ecuador. Questo termine nasce dal fatto che nel passato coloniale e post coloniale dei secoli scorsi i “Parrucconi” erano coloro che componevano le corti di giustizia , i tribunali e i congressi nazionali e erano tutti membri maschili che usavano, secondo la moda dei tempi, portare delle parrucche ed erano chiamati dal popolino pelucones, cioè parrucconi. Pelucolandia, quindi, indica gli ambienti della vecchia classe dirigente, base principale dei partiti della destra ecuadoriana, per anni raccolta sotto le insegne del Partito Social Cristiano, che ha in Guayaquil e sulla costa una forte base elettorale e dove si raccolgono le più forti resistenze politiche e sociali al progetto politico del governo di Rafael Correa.