12 Febbraio 2012 – Le primarie della coalizione di centrosinistra per la scelta del candidato Sindaco di Genova.
Angela Burlando Ex vicequestore e consigliere comunale.
1,9%
Marco Doria Professore universitario e pronipote
dell’Ammiraglio
Andrea Doria. Sostenuto da Sel.
46,0%
Roberta Pinotti Deputata e ora Senatrice del PD.
23,6%
Andrea Sassano Ex consigliere comunale della giunta
Pericu,
appoggiato dalla sinistra radicale.
1,0%
Marta Vincenzi Sindaco uscente del PD, grande
sconfitta della corsa
a Palazzo Tursi.
27,5%
Premesso che secondo noi le elezioni primarie fatte nella maniera in cui vengono svolte non hanno quella importanza che gli viene attribuita dai suoi organizzatori, perché vengono falsate dal fatto che qualunque cittadino, sia elettore di destra, che di sinistra o meno, può parteciparvi. Inoltre possono prendervi parte i giovani tra i 16 e i 18 anni e gli stranieri immigrati, che sono invece totalmente esclusi dalle votazioni amministrative effettive. Quindi la partecipazione anche di queste, seppur minoritarie, fasce di elettori possono viziare la scelta del candidato sindaco per il centrosinistra. Inoltre siamo contrari alle primarie, perché si basano su una maniera di fare politica in cui prevale l’individualismo e la politica intesa come spettacolo da dare in pasto ai media locali e nazionali, senza parlare dei problemi della città e dei cittadini. Noi riteniamo che le decisioni di una persona singola non possono incidere su scelte fondamentali della politica locale, che, invece, sono dettate da fattori politici, economici e sociali di classe. Chiunque dovesse ricoprire la carica di Sindaco della città di Genova, in questo attuale contesto storico politico, in cui è la borghesia affarista a imporre i principali indirizzi di politica locale, anche se in cuor suo avesse ben altre intenzioni, si vedrebbe obbligato ad attenersi strettamente ai dettati della classe borghese egemone. Un esempio lampante per Genova è proprio il caso della Gronda autostradale. Lo stesso Doria, che durante la campagna elettorale per le primarie si è dichiarato sfavorevole alla costruzione di questa inutile e dispendiosa opera, pochi giorni dopo la vittoria alle primarie mostra di aver già cambiato idea (ovvero lo hanno già condizionato a mutare linea politica, più accondiscendente ai poteri forti). Sul quotidiano genovese Il Secolo XIX di giovedì 16 Febbraio 2012 si pubblicava che “il vincitore delle primarie è pronto a ritirare il suo veto sulla Gronda”, anche se andrebbero rivisti costi e tracciato. Alla fine i tre principali temi su cui Doria sembrava avere pareri diversi dagli altri candidati: Gronda, Terzo Valico e Gassificatore risulterebbero resuscitati e ripresi dallo stesso vincitore, che sembra volerli portare avanti non in maniera dissimile degli altri candidati da lui battuti alle primarie. Da questo voltafaccia così repentino di Marco Doria, a pochi giorni dalla sua vittoria alle primarie, dimostra che chiunque venga eletto nell’ambito del centrosinistra a candidato sindaco è costretto a misurarsi con le potenti pressioni delle forze borghesi, che a suon di soldi e investimenti fanno e disfano a loro piacimento l’assetto urbano della città, in nome del profitto e, spesso, a discapito di una migliore qualità della vita dei cittadini. A fronte di quanto sin qui affermato riteniamo che queste primarie hanno un ben misero valore, anche se l’analisi del voto può farci capire cosa sta succedendo tra i militanti della base del centrosinistra genovese. Intanto occorre sottolineare il calo di votanti di ben 13.000, che sminuiscono la vittoria di Doria e danno il segnale dello strappo che si è consumato in questi anni di gestione Vincenzi nel PD genovese. Anche se era freddo, il tempo era bello con sole, che non giustifica una astensione così alta, neppure se si pensa che Genova è una città in prevalenza di cittadini anziani. Si può credere che molti di quei 13.000 elettori mancati siano complessivamente cittadini di sinistra delusi dal centrosinistra genovese e contrari alla spettacolarizzazione della politica, apparsa sui media locali nel registrare la rissa di prime donne tra il sindaco uscente Marta Vincenzi e l’outsider Roberta Pinotti, la cui guerra senza quartiere sulle pagine dei quotidiani locali ha infastidito un elettorato stanco dei loro personalismi e preoccupato che non si sentisse parlare dei veri problemi della loro città. Certamente l’affermazione di Marco Doria alle primarie del PD genovese segna, senza ombra di dubbio, un mutamento nell’atteggiamento della base e della militanza del cosiddetto centrosinistra a Genova. Non illudiamoci di essere di fronte a un movimento rivoluzionario, come ci vorrebbero far credere i sostenitori di Marco Doria, in particolare i riformisti della Sel, che hanno sponsorizzato e costruito questa candidatura durante mesi di campagna elettorale per le vie e i quartieri della nostra città. Questo risultato segna sicuramente la debacle della casta politica di quel centrosinistra genovese che aveva il suo nucleo forte e centrale nel PD e che è l’erede diretto di quell’area migliorista del vecchio PCI, che sempre ha egemonizzato quel partito a Genova e in Liguria e aveva tra i suoi padrini personaggi come l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La stessa persona che dopo aver avallato, come un novello Vittorio Emanuele, tutte le porcherie legislative messe in campo dal nuovo Mussolini, Silvio Berlusconi, e dalla sua banda (in primis la scandalosamente anticostituzionale Legge Alfano), ha fornito la copertura essenziale istituzionale al colpo di stato della oligarchia finanziaria, estromettendo Berlusconi e mettendo al potere il governo anti-operaio di Monti, senza ricorrere al voto. Grande sconfitto di queste primarie è proprio quell’entourage politico del PD che le stesse primarie aveva caldeggiato e che vede le sue due primedonne, il sindaco uscente Marta Vincenzi e la nuova stella nascente del partito, Roberta Pinotti, subire una sonora sconfitta. Questa sconfitta delle due donne del PD è dovuta alla rissosità che le ha viste animarsi una contro l’altra sui media locali, con punte di arroganza e meschinità che hanno indotto molti militanti della base del PD a scegliere il terzo incomodo, Marco Doria, il quale ha invece mostrato di portare nel dibattito aria nuova e argomentazioni politiche più vicine alle sensibilità dell’elettorato di centrosinistra (smentendole però subito dopo essere stato eletto) Le stesse tematiche affrontate dalle due primedonne sono apparse di basso profilo e dettate più da ripicche personali che da argomentazioni politiche. Di fronte all’evidente calo di popolarità, dovuto alla sua evidente inadeguatezza politico-organizzativa, dimostrata in occasione dell’alluvione nel Levante cittadino, nel Novembre scorso, il sindaco uscente, Marta Vincenzi, ha cercato in tutti i modi di sopperire a questo declinio mostrandosi in tutte le manifestazioni di piazza, dai cortei degli operai della Fincantieri alle manifestazioni in piazza dei tassisti, oppure lanciando, anche se in maniera fuorviante e fuori delle sedi adeguate, l’idea della proclamazione di uno sciopero cittadino contro i tagli del governo. In tal modo ha esternato al massimo quella sfrenata voglia di protagonismo mediatico, da prima donna, che ha contraddistinto tutta la sua carica di sindaco ed è ciò che riscuote meno successo tra i genovesi, di qualsiasi parte politica appartengano. Dall’altra l’outsider Roberta Pinotti, il cui passato per una città che ha sempre votato a maggioranza PCI, conta, non proviene dagli ambienti riciclati ex-PCI, ha dimostrato di non essere da meno alla Vincenzi in voglia di protagonismo. Il duello tra le due regine del PD è stato tutto a livello personale e non ha toccato che minimamente i grandi temi che si dibattono in città e, quindi, la loro battaglia è apparsa come una lotta tra due personalità diverse, con storie politiche diverse, ma senza alcun contrasto ideologico o politico rilevante. La Pinotti esprime la formale necessità di cambiare persona alla guida del centrosinistra, riconoscendo la calata di popolarità dell’attuale sindaco uscente, ma non è mai entrata nel merito dei problemi politici della città, in quanto sulle scelte più importanti entrambe sostengono più o meno le stesse cose, senza rilevanti differenze. A queste due donne, espressione del PD, alle primarie si sono contrapposti, oltre a Marco Doria, Andrea Sassano, un mediocre personaggio che è sempre vissuto all’interno della burocrazia politica del PD e che solo alcune settimane prima delle primarie ha lanciato slogan e parole d’ordine da sinistra radicale. Figura forse messa lì a posta dalla stessa Vincenzi, per sottrarre voti a Doria. Sassano ha captato pochissimi voti e il sostegno a parole di alcuni sparuti gruppi della sinistra radicale genovese, privi di legame con la città. L’altro personaggio che ha preso parte alla competizione è la signora Angela Burlando, eletta in consiglio comunale dai socialisti e che ora ha aderito al gruppo consigliare della Sel, un’altra contraddizione che i compagnucci della Sel dovranno spiegare, visto che il loro cavallo di battaglia è Marco Doria. Come si può vedere nulla di nuovo sotto il sole, le primarie hanno solo indicato la faccia con cui la coalizione di centrosinistra si presenterà al voto, per il resto tutto probabilmente resterà tristemente come prima.
Il Circolo Culturale Proletario di Genova.
17 Febbraio 2012