Come mascherare un cedimento
facendolo passare per un successo:
la mancata revoca della concessione alla SA
Data la natura del governo, paragonabile socialmente, per la qualità della politica interna ed estera che conduce, a quella di una ‘putain respectueuse’, il problema di penalizzare in qualche modo e in qualche misura, senza procedere alla revoca della concessione, i proprietari della Società Autostrade, cioè i Benetton, per le loro criminali responsabilità nel crollo del ponte Morandi e nella strage di 43 persone che ne seguì, era certo un problema difficile ma tutto sommato risolvibile per una rabula [1] trasformista, scaltra e spregiudicata come Giuseppe Conte. [2]
Un po’ di retorica su quei morti, una lunga trattativa notturna e alla fine, dopo essersi prodotto, da un lato, in reboanti e rodomonteschi proclami sulla necessità di rendere giustizia alle vittime della strage del 14 agosto 2018 e aver immiserito e bagatellizzato, dall’altro, la minaccia della revoca della concessione usandola come falso scopo a mo’ di semplice ricatto, ecco che la montagna ha prodotto il classico topolino di un compromesso talmente schifoso che a concluderlo non poteva essere se non la figura equivoca di un sensale rotto ad ogni transazione pur di salvaguardare gli interessi del capitale finanziario: l’impagabile Roberto Gualtieri. [3]
Dunque, stando a quel che ha reso noto lo stesso governo, la concessione non è stata revocata e resta nelle mani sporche della Società Autostrade. “In compenso”, si legge nel comunicato ufficiale, “la quota azionaria in mano ai Benetton dovrà [sic!] rapidamente scendere dall’88% attuale al 10% (che non dà diritto a un posto nel Consiglio di Amministrazione) e al loro posto subentrerà, prendendo il 51%, la Cassa Depositi e Prestiti, una società per azioni controllata per circa l’83% dal Ministero dell’economia e delle finanze e per circa il 16% da diverse fondazioni bancarie”. Insomma, un ‘escamotage’ degno del foro boario, la cui ‘ratio’ furbesca consiste nel permettere di far rientrare dalla finestra ciò che si è fatto uscire dalla porta, poiché nulla impedisce, così come accade nel tipo di società per azioni prefigurato dal governo, che qualsiasi investitore finanziario, quindi anche gli stessi Benetton, ovviamente sotto il manto di un’altra “ragione sociale”, possano dare la scalata ad una siffatta società per azioni. Nel frattempo, in cambio di una riduzione irrisoria dei pedaggi e spacciando, a fini di intimidazione e di imbonimento, la grossolana menzogna del possibile licenziamento dei dipendenti della SA, pur di non rimettere in campo l’azienda statale storicamente a ciò deputata, ossia l’ANAS, si lascia nelle mani dei privati il settore nevralgico della manutenzione delle strutture e dei viadotti, da cui dipende la sicurezza di milioni e milioni di utenti della rete autostradale.
Hanno un bel gridare Conte e Di Maio, che si vantano, levando strida ridanciane assai simili a quelle dei gabbiani, di aver punito la Società Autostrade con l’esclusione di essa dal CdA della nuova struttura societaria, ma chi ride sotto i baffi è il PD, il quale, assolvendo il suo costitutivo mandato di partito del grande capitale, ha garantito nella sostanza il principio ultraliberista della superiorità dell’impresa privata rispetto all’intervento statale, il salvataggio di una famiglia appartenente a tale impresa, l’intangibilità della privatizzazione delle infrastrutture pubbliche e il permanere, per decine di anni, di una gestione della rete autostradale che grida vendetta al cospetto di Dio.
Queste manifestazioni di anguilleggiante opportunismo, peraltro tipiche di un movimento, il M5S, che riproduce fedelmente nel proprio comportamento politico la doppiezza di una piccola borghesia ad un tempo pavida e velleitaria, stretta com’è fra la pressione del grande capitale e le mille ansie della proletarizzazione, richiamano alla mente il caso di quei difensori di un comune medievale i quali, nell’assedio che sostennero contro Federico Barbarossa, furono obbligati a difendersi rivolgendo i loro colpi contro i loro stessi concittadini, coi corpi dei quali l’imperatore aveva fatto tappezzare le pareti delle sue macchine da guerra. Comportamento, quello dei difensori del comune, che si potrebbe definire eroico, se non si tenesse conto del fatto che tali difensori avevano consegnato loro stessi i propri concittadini all’imperatore...
Dal canto suo, il movimento di classe prenda nota di questa lezione, si renda conto del proprio assenteismo politico-sociale, solo in parte compensato dall’azione generosa di alcune ristrette minoranze, e mediti su quel che ebbe ad osservare, a suo tempo, Antonio Negro, prestigioso segretario della Camera del Lavoro di Genova e della FIOM, e cioè che nulla, se non l’intelligenza, la passione e la volontà della classe operaia, garantisce la vittoria, ma certamente non vi è peggiore sconfitta di quella che si riporta in una lotta che non si è nemmeno voluto o saputo ingaggiare.
Eros Barone
Circolo Culturale Proletario di Genova
Luglio 2020
[1] Termine di origine latina, il cui genere può essere maschile o femminile, con cui nel linguaggio letterario viene indicato in tono spregiativo un avvocaticchio, un leguleio arruffone o disonesto.
[2] Per un profilo di questo personaggio si veda il seguente articolo: https://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/15729-eros-barone-la-faccia-del-trasformismo.html.
[3] La rassegna dei personaggi che compongono il ‘governo-virus’ può essere proseguita, ma non esaurita, con questa figura particolarmente rappresentativa: https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/16205-eros-barone-un-visconte-dimezzato-al-servizio-dell-imperatore.html. Tacciamo quindi, per carità di patria, su altre figure come Rocco Casalino, Lucia Azzolina o Roberto Speranza…